Per il nuovo mood 2021 di Molteni&C|Dada, il direttore creativo Vincent Van Duysen si ispira a due grandi progettisti italiani: Carlo Scarpa e Ignazio Gardella. «Sono entrambi maestri», racconta l’architetto belga, “tuttavia, mentre Scarpa padroneggiava l’arte dei dettagli, delle textures, dei colori e materiali, Gardella divenne il promotore del Razionalismo italiano con un’attitudine classica che potrebbe essere definita compostezza intrisa di dettagli raffinati e senza tempo. Mi piace il fatto che entrambi siano passati dall’architettura agli interni, hanno sempre avuto il controllo degli edifici, dell’architettura e del design del prodotto».
Il progetto narrativo di casa Molteni&C|Dada 2021 vuole essere un omaggio ai due protagonisti di una delle più creative stagioni dell’architettura e del design italiani, interpreti, in modo parallelo ma con linguaggi autonomi, del movimento moderno scaturito dalla rivoluzione del Razionalismo: «Da Scarpa viene mutuato l’uso della texture, della tattilità e della matericità, ma anche un approccio progettuale più geometrico e ortogonale. Di Gardella, mi piacciono le sue pareti più morbide e arrotondate, le sue forme sinuose che sono più classiche, senza tempo».
Noi oggi diciamo che la bellezza ci salverà: «Sono un epicureo, quindi mi piace l’estetica, la bellezza gioca un ruolo fondamentale nel mio design. Per me l’armonia è legata al comfort e al benessere; tuttavia, per me, la funzionalità è ancora importante, ha un ruolo fondamentale, ma ovviamente non mi allontano dalla bellezza, è un aspetto della vita e del design, in questo caso, che mi nutre». Entrambi di rottura, Gardella, nato in una famiglia di architetti, un po’ per reazione studiò ingegneria, per poi prendere la laurea in architettura, mentre Scarpa si diplomò all’accademia di Belle arti di Venezia, e quando gli assegnarono la laurea honoris causa, prima ancora di riceverla, scivolò e perse la vita: «A mio avviso, alla base del loro atteggiamento non convenzionale c’è un’abilità comune: avevano una solida formazione in disegno tecnico e bozzetti, competenze che sono stati in grado di trasferire e applicare all’architettura e al design. Tuttavia, l’approccio rivoluzionario che condividono è la capacità di far interagire la loro architettura con i tempi passati e contemporanei. Naturalmente, ognuno aveva una personalità e un linguaggio distintivi: se Gardella era in sintonia con un dolce ritmo di linee, che a volte si fondevano in colori accesi e volumi generosi, lo stile di Scarpa era più astratto, geometrico, essenziale. Alla fine, hanno abilmente costruito un ponte architettonico tra passato e presente».