Architettura
Reply House, quando la casa entra nell’ufficio

Reply House, quando la casa entra nell’ufficio

A Torino, l’ex Caserma De Sonnaz cambia volto e diventa la nuova sede di Reply, dove la dimensione domestica ripensa il luogo di lavoro e l’intelligenza artificiale diventa parte integrante del progetto

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Per un’azienda che ha fatto dell’intelligenza artificiale uno dei propri principali ambiti di ricerca e innovazione, utilizzarla per progettare la propria nuova sede rappresenta una scelta naturale. In Reply House, il nuovo quartier generale torinese disegnato dallo studio Acpv Architects Antonio Citterio Patricia Viel, l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento per dare forma a uno spazio più vicino alla casa che all’ufficio.

E proprio qui sta l’aspetto più interessante del progetto: l’ia non serve a rendere l’ufficio più tecnologico ma contribuisce a renderlo più umano. Se negli ultimi tempi abbiamo visto il lavoro occupare progressivamente angoli della casa, in Reply House è lo spirito domestico a entrare negli ambienti di lavoro, portando con sé un’idea di luogo più accogliente, personale e quotidiano. «Dopo anni in cui il digitale ha cambiato profondamente il modo di lavorare, crediamo che gli spazi fisici abbiano un valore ancora più forte: devono favorire la creazione di una conoscenza condivisa, aumentare la densità cognitiva. Con Reply House abbiamo voluto creare una casa per questa cultura: aperta, affidabile, tecnologica e profondamente legata a Torino», ha dichiarato il ceo di Reply Tatiana Rizzante. Questa operazione riguarda l’ex Caserma De Sonnaz, diventato un vero e proprio intervento di rigenerazione urbana che si sviluppa su circa 20.500 metri quadrati e riconsegna alla città un intero isolato, trasformando l’ex complesso militare in un campus contemporaneo dove uffici, laboratori dedicati all’ai, spazi di condivisione, aree verdi e un auditorium convivono.
L'architettura originaria dell'ex Caserma De Sonnaz è stata preservata (foto A. Saletta, A. Bedini - DSL Studio)
L'architettura originaria dell'ex Caserma De Sonnaz è stata preservata (foto A. Saletta, A. Bedini - DSL Studio) 
Un recupero che, come sottolinea Antonio Citterio, «lavora sull’equilibrio tra memoria e trasformazione. L’ex Caserma De Sonnaz mantiene la forza della propria architettura, ma viene reinterpretata come luogo aperto, luminoso e flessibile. La rigenerazione restituisce alla città uno spazio rimasto per anni separato dal tessuto urbano e lo trasforma in una nuova esperienza urbana e lavorativa, in cui memoria architettonica, innovazione tecnologica e nuovi modelli di lavoro convivono». L’incontro tra ciò che appartiene alla storia e ciò che guarda al futuro è la forza del progetto: «In architettura la tecnologia è realmente innovativa quando riesce a entrare in dialogo con la cultura del progetto», commenta Patricia Viel. «In questo intervento, strumenti digitali, intelligenza artificiale e competenze artigianali contribuiscono alla costruzione di un linguaggio condiviso, capace di trasformare l’innovazione in esperienza concreta e materiale».
UniFor ha dato vita a configurazioni operative su misura per gruppi di lavoro di diverse dimensioni, integrate con librerie, sistemi di archiviazione e postazioni su misura (foto A. Saletta, A. Bedini - DSL Studio)
UniFor ha dato vita a configurazioni operative su misura per gruppi di lavoro di diverse dimensioni, integrate con librerie, sistemi di archiviazione e postazioni su misura (foto A. Saletta, A. Bedini - DSL Studio) 
La dimensione domestica emerge anche nel progetto degli interni, sviluppato con UniFor, con sistemi divisori, rivestimenti, boiserie, ambienti di rappresentanza e arredi su misura. Mentre l’ia ha contribuito alla definizione delle grafiche per le vetrate, dei pattern applicati a tessuti e arredi, ispirati a circuiti, codici, sistemi binari e memorie della storia dell’informatica. «Il valore di questa sperimentazione sta nell’aver messo in dialogo due mondi che spesso restano separati: la generazione algoritmica e il saper fare della manifattura», ha dichiarato Paolo Mazza, partner Acpv Architects, «L’ai ci ha permesso di esplorare possibilità formali nuove, ma è attraverso il confronto con materiali, tecniche produttive e competenze artigianali che queste intuizioni sono diventate elementi reali dell’architettura».
Una superficie, che reinterpreta l’estetica del marmo, nata dall'AI Generated Marbles (foto Gianluca Di Ioia)
Una superficie, che reinterpreta l’estetica del marmo, nata dall'AI Generated Marbles (foto Gianluca Di Ioia) 
Ne è un esempio l’AI Generated Marbles, superfici ceramiche uniche sviluppate insieme a Marazzi. Grandi lastre in gres porcellanato reinterpretano il linguaggio del marmo e mostrano come si possano generare nuove possibilità espressive che non sono presenti in natura ma mantengono vivo il valore della materia e del saper fare produttivo.

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