«Non si può più toccare neppure una pietra, sarebbe un delitto». Così Le Corbusier, durante la sua visita alla Città Alta di Bergamo nel 1949 in occasione del Congresso internazionale di architettura moderna, celebrava l’equilibrio di Piazza Vecchia, uno spazio talmente compiuto da sembrare inviolabile. Quasi ottant’anni dopo, questo equilibrio viene esaltato da Così è se vi appare, il progetto di Cristina Mazzucchelli nell’ambito del Landscape Festival - I maestri del paesaggio, l’evento dedicato alla valorizzazione della cultura paesaggistica, promosso da Arketipos e dal Comune di Bergamo, in programma fino al 20 settembre. Diverse fioriere specchianti mettono in scena due modi diversi di guardare lo stesso luogo: da un lato il verde entra in relazione con i dehors e con la vita quotidiana; dall’altro lo specchio restituisce l’architettura moltiplicando la ricca memoria storica della piazza.
Una interpretazione che mette in risalto New Renaissance, il tema scelto per la sedicesima edizione del festival con lo scopo di connettere natura, persone, scienza, arte e saperi diversi proponendo soluzioni concrete al bisogno di benessere e sostenibilità che attraversa il mondo. Un anno importante poiché l’iniziativa dà avvio a questa nuova fase che si declina non più con installazioni spettacolari ma con opere capaci di offrire indicazioni concrete alle città.
Piazza Vecchia diventa quindi un esempio tangibile di questa direzione con il verde che non viene semplicemente aggiunto allo spazio esistente ma diventa uno strumento per rileggerlo, mettendo in relazione l’architettura con gli usi contemporanei dell’agorà cittadina. Anche grazie agli elementi che compongono le aree esterne dei locali, allestimento affidato a Pedrali. Sedute, tavoli e complementi definiscono infatti il modo in cui la piazza viene vissuta, contribuendo a costruirne l’identità anziché configurarsi come semplici dotazioni urbane. «Curare gli spazi significa prendersi cura delle persone che li vivono», ha commentato Monica Pedrali alla guida del marchio 100% made in Italy: «Progettare il paesaggio è qualcosa di importante per le nostre città: significa creare benessere, qualità della vita e nuovi luoghi di relazione».
L’allestimento riunisce le sedie Libre, Souvenir e Remind di Eugeni Quitllet, accostate alle collezioni Philía e Philía Mesh di Odo Fioravanti, che reinterpretano il linguaggio delle sedute outdoor italiane. Completano il progetto le poltrone Coney e le sedie Tribeca di Mandelli Pagliarulo, insieme ai tavoli Inox, scelti nella stessa tonalità per creare continuità cromatica. Materiali e texture diversi - dal polipropilene all’acciaio, dal pvc alla lamiera stirata - definiscono un insieme leggero e funzionale.
Alcuni di questi arredi li troviamo anche in via Mario Lupo dove prende vita Urban haven #Rifugio urbano, l’installazione firmata da Katuscia Ratto. Come suggerisce il nome, «l’obiettivo era creare un rifugio in un angolo di Città Alta che ha già una forte identità e una memoria storica importante: quella dell’antico lavatoio», spiega la paesaggista. «Il progetto, quindi, non voleva sovrastare il luogo ma colloquiare con esso», aggiunge. Un dialogo che avviene attraverso diversi elementi. Dalle strutture in ferro grezzo, che definiscono lo spazio, alla vegetazione, che contribuisce a creare e intensificare la percezione dello spazio, passando per la luce, che cambia continuamente nel corso della giornata anche grazie alle ombre e giochi luminosi proiettati dalla vegetazione.
E poi ci sono gli arredi Pedrali: «L’idea non era quella di creare un unico salotto ma di distinguerlo in aree differenti, ognuna con una propria funzione», precisa. «C’è innanzitutto il lavatoio, collegato alla memoria storica e pensato come una zona più contemplativa, con una o al massimo due sedute accoppiate. C’è poi lo spazio legato all’esperienza dell’attraversamento. Qui gli arredi si affacciano sul percorso: ci si può sedere, sostare per un momento e poi ripartire, oppure fermarsi più a lungo. Infine, c’è un’area più ampia, dedicata alla condivisione e alla socializzazione, con tavolini e più sedute, pensata per favorire l’incontro e la convivialità». Tra questi i coffee table Estratto di Formafantasma, i tavolini monoblocco in cemento Caementum di Marco Merendi & Diego Vencato, i tavoli alti Ypsilon di Jorge Pensi Design Studio e i tavoli Laja di Alessandro Busana. L’ultimo e più importante elemento è l’uomo: «Perché un paesaggio non esiste davvero se non esistono le persone che lo attraversano e che lo abitano. Chi entra qui deve poter percepire un cambiamento di ritmo rispetto a ciò che c’è all’esterno», conclude Katuscia Ratto.