Mostre

Grazia Deledda, la designer della memoria

La scrittrice italiana Grazia Deledda nel suo studio di Roma dopo l'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura, da L''llustrazione Italiana, anno LIV, n. 47, 20 novembre 1927 (Getty Images)

La scrittrice italiana Grazia Deledda nel suo studio di Roma dopo l'assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura, da L''llustrazione Italiana, anno LIV, n. 47, 20 novembre 1927 (Getty Images)

 

A Nuoro disegni, progetti e arredi raccontano un aspetto inedito della premio Nobel: il suo ruolo attivo nella progettazione dello studio romano realizzato in dialogo con l’ebanista Gavino Clemente. Uno spazio in cui la scrittrice portò la Sardegna a Roma, trasformando il ricordo dell’isola in un ambiente da vivere ogni giorno

2 minuti di lettura

C'è chi porta con sé la propria terra nel ricordo e chi come Grazia Deledda sceglie di abitarla ogni giorno. Lo studio che la scrittrice volle per la sua casa romana è una testimonianza esemplare di questa idea di spazio domestico concepito per continuare ad abitare la Sardegna anche a centinaia di chilometri di distanza. La mostra Dal disegno alla casa. Gavino Clemente e lo Studio romano di Grazia Deledda testimonia come una camera può diventare un luogo in cui la lontananza può trasformarsi in presenza quotidiana. In programma fino al 4 ottobre alla Casa Museo Grazia Deledda di Nuoro, l’esposizione presenta per la prima volta una selezione di disegni, progetti e materiali della Ditta Fratelli Clemente di Sassari, storica bottega di ebanisteria e arredamento tra le più prestigiose dell'isola tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, che tradusse in mobili e arredi le indicazioni della scrittrice.

Schizzo autografo per la realizzazione di un divanetto destinato all'arredo dello studio romano di Grazia Deledda
Schizzo autografo per la realizzazione di un divanetto destinato all'arredo dello studio romano di Grazia Deledda 
Questo prezioso materiale proviene dal Settore documentazione dell'Isre, Istituto superiore regionale etnografico della Sardegna, che cura un’esposizione nata per celebrare il centenario del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura e il novantesimo anniversario della scomparsa di questa protagonista della cultura italiana, avvenuta il 15 agosto 1936. Le due ricorrenze offrono l'occasione per riscoprirla non solo attraverso la sua opera, ma anche mediante aspetti meno noti della sua vita e della sua personalità. Il risultato è un percorso che rivela in che modo ha preso forma questo angolo nell’abitazione di via Porto Maurizio nella capitale. «Grazia Deledda, benché trasferita a Roma, non ha mai abbandonato la sua terra», inizia a raccontare Leonardo Moro, presidente dell'Isre. «Come è noto, il suo immaginario, la sua imponente produzione letteraria testimoniano quanto l'isola e la sua gente ne abbiano alimentato l'ispirazione».
Un armadio intarsiato che richiama la consolidata tradizione della maestria ebanistica
Un armadio intarsiato che richiama la consolidata tradizione della maestria ebanistica 
Basti pensare che commissionò una tappezzeria verde perché le ricordava il colore dei corpetti dell'abito tradizionale nuorese. Dietro la realizzazione dello studio emerge quindi una presenza attenta: «Ha seguito meticolosamente tutte le fasi: i disegni, i progetti e le decorazioni, comprese le licenze costruttive, per la realizzazione del suo studio romano che richiami i colori e lo stile sardo», sottolinea Moro. «La mostra espone documenti preziosi che ci aiutano, ancora di più, ad approfondire e apprezzare la complessa personalità della nostra illustre scrittrice», spiega Moro. Il profondo coinvolgimento di Grazia Deledda nella costruzione del proprio spazio emerge con chiarezza dai tre disegni autografi esposti a Nuoro. Essi consentono di ripercorrere tutte le fasi della progettazione, dall'idea iniziale fino alla realizzazione del mobile. E ne sono testimonianza alcune lettere scambiate con Gavino Clemente dalle quali emerge una visione moderna e concreta dell’abitare in cui la tradizione viene reinterpretata secondo le esigenze dell’uso quotidiano: “Lei dirà che allora ci allontaniamo dal tipo puramente sardo; ma, come le dissi, il mio salotto-studio starà sempre aperto, ci abiterò tutto il giorno, sarà molto usato e quindi mi occorre un tipo solido e semplice, di facile pulitura”. Questo passo è particolarmente significativo perché la definizione di “salotto-studio” supera la convenzionale separazione tra spazio privato e spazio professionale, dando vita a un ambiente domestico in cui si intreccia il momento dell’accoglienza e del relax a quello della creazione letteraria. È l’idea di una casa non rigidamente suddivisa per funzioni ma capace di accogliere dimensioni diverse della vita quotidiana (abitare, lavorare, ricevere, creare), un tema che appare particolarmente attuale ancora oggi.

I commenti dei lettori