Salone a giugno, che cosa cambia per lei?
«Quando ho fatto la mostra “Massimo Iosa Ghini” alla Design Gallery in via Manzoni, eravamo nel 1989 e il Salone del Mobile era in settembre. L’inaugurazione era una sera di una giornata calda, eravamo tutti in camicia e T-shirt, l’idea di andare a giugno mi fa pensare un ritorno a quella atmosfera estiva. Cosa cambia? In una evoluzione generale così epocale, penso che cambieranno di più i contenuti rispetto alla forma e alla data. La mia impressione è che il sistema si stia riassettando su ritmi più lenti e con progettazioni più profonde e meditate. Andare alla ricerca del senso più che del ritmo».
Presenterà le sue novità in anteprima o aspetterà le nuove date del Salone (7-12 giugno)?
«Da alcuni anni ormai stiamo lavorando ad un progetto di imbottiti easy a basso impatto ambientale, lo presenteremo quando sarà pronto ma probabilmente coinciderà con il Salone, in questo probabilmente sta l'evoluzione. Delle cose ogni processo ha una sua natura anche temporale, un tempo di maturazione che non è necessario coincida più con i grandi appuntamenti ma a mio parere se coincide è meglio. Gli upgrade delle cucine Snaidero le presentiamo al Salone così come gli upgrade dei prodotti che facciamo con Natuzzi. Per l’illuminazione stiamo lavorando con iGuzzini a un progetto di luci mobili a basso».
L'assenza del Salone si è fatta sentire. Dopo due anni senza l'evento fieristico, pensa che ormai l'evento stesso vada rivisto?
«Il Salone del Mobile, a parte la sua struttura base, è continuamente rivisto, direi che è la metafora sostanziata del “RIVEDERE”, è un luogo pulsante di cui si sente la mancanza proprio per questa sua capacità di proiettarsi in avanti, di proporre e di evolvere. Certo subirà una integrazione con aspetti immateriali, dovrà avere un suo gemello nel metaverso, ma rimane il riferimento culturale e commerciale di un “popolo” di addetti, operatori, amatori, collezionisti, designer, architetti, produttori, commercianti che orbitano sul sistema e lo spingono da sotto. Sarà un salone più liquido, più organico ad assetto variabile ma pur sempre la punta di compasso del Design».