Al primo sguardo potrebbe sembrare che le illustrazioni di Charley Harper vengano fuori da uno di quegli ambienti che oggi piace definire "instagrammabili": atmosfera asettica, scrivania bianca, finta tazza di caffè filtro e iPad in posa. Invece no. Gli animali che disegnava nascevano nella confusione, erano la sublimazione del caos che regnava nel suo studio. Oggi Gestalten omaggia la vita e il lavoro di Harper con il libro "Wild Life. The life and work of Charley Harper", che raccoglie la ricchissima produzione di poster, copertine e illustrazioni per libri e musei realizzati dall'artista e illustratore americano a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino alla sua morte nel 2007.
Nato nel 1922 e cresciuto in una fattoria del West Virginia, fin da piccolo Charley è attratto più dalle forme e dai colori della natura che dall'impresa agricola della sua famiglia. Frequenta la Art Academy di Cincinnati, dove conosce Edie McKee. Per il loro viaggio di nozze nel 1947, caricano la Chevrolet di lei con attrezzatura da campeggio, tele e colori, e partono muovendosi verso est, l'Ohio e poi fino alla costa dell'Oregon, per combinare la passione per l'arte con quella per la natura. È durante quel viaggio che Charley disegna il suo primo uccello. Non ha ancora ben capito cosa fare del suo talento, ma è già evidente la sua visione sintetica: "Ho visto un paio di quadri antichi oggi" - aveva scritto a Edie dall'Europa durante la guerra nel 1942 - "uno era datato 1618. Il tessuto dei vestiti delle donne ritratte era disegnato filo per filo: mi sono stancato solo a guardarli, tutti quei dettagli inutili".
Conosciuto da tutti come un uomo mite e umile, Charley non si prende troppo sul serio nemmeno quando gli chiedono che nome darebbe al suo stile. Gli piacciono i giochi di parole, e risponde con un ossimoro: "minimal realism". Descrive bene la sua capacità di disegnare figure vivide e rigogliose anche se geometrizzate e ridotte a due dimensioni, ed è perfetto per ironizzare su quel bisogno dei critici d'arte di vedere categorie ovunque.
Harper realizzò la maggior parte della sua vasta produzione nella casa costruita nel 1958 a Finneytown, a nord di Cincinnati. L'artista progettò il suo studio al piano terra della villa immersa nel bosco. Dalla descrizione di un amico che andò a fargli visita, si capisce quanto abbia influito su di lui lavorare lì dentro: “Harper vive nella sua arte. Le pareti di vetro esterne creano uno spazio completamente immerso nella natura, ma mediato da una superficie bidimensionale che cambia la prospettiva”. Il suo studio è rimasto intatto, conservato con cura dal figlio Brett. Nell'esplosione di carta e schizzi di colore ovunque, sulla scrivania ci sono ancora le bozze del suo ultimo lavoro, Scary Scenario, disegnato nel 2007 per denunciare gli effetti del riscaldamento globale: un cardinale rosso volato troppo a nord si posa sulla testa di un orso polare che non trova più il suo iceberg.