A Napoli piccoli autori crescono

Edit Napoli, dal 7 al 9 ottobre © Elio Rosato
Edit Napoli, dal 7 al 9 ottobre
© Elio Rosato 
editnapoli.com, un po’ fiera business oriented, un po’ costellazione di mostre che dialogano con contenitori prestigiosi. L’appuntamento dedicato al design d’autore e alle piccole produzioni conferma il suo successo
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Fare rete intorno al mondo del design d’autore e raccontarne la ricerca e i lenti processi di produzione. Supportare un “nuovo” design fondato sulla sostenibilità e sulla qualità, a dispetto della quantità. Mettere in contatto realtà nazionali e internazionali. E promuovere il territorio senza smettere di guardare al mondo. Tutto tenendo in continua connessione passato e presente. Sono obiettivi ambiziosi quelli di Edit Napoli, la fiera dedicata al design editoriale e d’autore che dal 7 al 9 ottobre animerà alcuni luoghi simbolo della cultura partenopea.
Giunta alla quarta edizione, la manifestazione nasce da un’intuizione di Emilia Petruccelli e Domitilla Dardi, direttrici e fondatrici dell’iniziativa: un passato in finanza e un negozio di design la prima, storica e curatrice di design la seconda. «Edit Napoli nasce come un progetto di fiera selettiva – conosciamo profilo e interessi dei nostri buyer – ma non esclusiva», spiega Domitilla Dardi. «Presenta gli editori del design: i piccoli autori di alta qualità». Quelli a metà strada tra i grandi numeri del design industriale e l’unicità dei pezzi da collezione.
Un evento dalla doppia anima, spiega la curatrice. «Una è la fiera business oriented: oltre settanta espositori italiani e internazionali all’interno del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore © Serena Eller
Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore © Serena Eller 
Una fiera con un allestimento ridotto al minimo, arioso e senza “scatole” o divisori, in cui si crea un match virtuoso tra l’attualità del contenuto, cioè l’arredo contemporaneo, e la storicità del contenitore, di grande prestigio e valore. È un incontro tra passato e presente». Ma anche un incontro di storie. Da quelle che portano con sé i piccoli editori con la loro filiera corta e trasparente – «i visitatori si perdono nei loro racconti», rivela Domitilla Dardi – a quelle che nascono in fiera. «Complice il wi–fi precario del monastero, messi da parte gli smartphone si riattivano le connessioni umane».
E poi ci sono gli Edit Cult: «mostre con finalità espositive pure, con il design più vicino alle modalità del museo», continua la curatrice. Un programma diffuso di esposizioni dedicate alla cultura del progetto in alcuni dei luoghi più prestigiosi di Napoli. «Riusciamo a far entrare il design contemporaneo in spazi che in passato non lo hanno quasi mai accolto e che di solito non sono neanche accessibili. Perfino i napoletani hanno scoperto dei tesori della città che non conoscevano». Esposizioni come la retrospettiva sui designer olandesi legati ai valori della sostenibilità curata dal designer Piet Hein Eek, noto per i suoi lavori basati sulla lentezza e la qualità dell’artigianato. O il progetto “Le Casette delle Pezzentelle” di Michele De Lucchi, che nella chiesa museo di Santa Luciella presenta sculture che raccontano il valore dell’imperfezione del fare a mano. Senza dimenticare i progetti speciali, compreso quello che coinvolge gli allievi del Design Lab della comunità di San Patrignano, impegnati nell’allestimento dell’ingresso del complesso di San Domenico Maggiore. Una manifestazione che elogia la qualità, il saper fare, l’attenzione al dettaglio. E rivendica anche il diritto alla lentezza; al tempo: quello della creazione, ma anche quello del racconto. Perché come sostengono gli organizzatori di Edit Napoli, “il futuro del design è slow”.