Non è mai facile entrare in una casa dove hanno abitato nomi come Charlotte Perriand, Le Corbusier o Gaetano Pesce. E d’altra parte, Mikal Harrsen, designer danese new entry nel team Cassina, dice di non voler ripensare il design dell’azienda di Meda, piuttosto di far parte di una cultura del design che è sempre stata pronta a sfidare il pensiero convenzionale.
Harrsen stesso, di fatto, ha sfidato sé stesso, perché con il suo sistema Ghost Wall sembra aver abbandonato il linguaggio minimalista che aveva caratterizzato molti suoi progetti. «Più che sul minimalismo, mi sono sempre concentrato sulla creazione di soluzioni buone e funzionali», dice Harrsen. «Certo, lavorando a Copenaghen, dove la tradizione del design è piuttosto minimalista, ho risentito di questa influenza, ma a essere onesti, non mi sono mai trovato a mio agio nella scena scandinava. Lo stesso mio MA/U Studio è nato per andare in una direzione più colorata, soprattutto quando il marchio si è trasferito in Italia con l’acquisizione da parte di DePadova e Boffi. Ma è vero che con Cassina mi sto tuffando in qualcosa di diverso che volevo fare da tempo».
Un design personalizzabile ma, ci tiene a precisarlo Harrsen, non su misura. «Alcune persone vivono in un appartamento di 90 mq a Londra o Parigi, altre in campagna con ampi spazi a disposizione. Eppure, potrebbero desiderare lo stesso guardaroba: ecco quello che mi piace della personalizzazione. L’idea che possiamo soddisfare esigenze di persone diverse creando sistemi intelligenti che si adattano a diverse tipologie di interni e destinazioni d’uso, e da smontare facilmente quando ci si trasferisce». Il che, nella sua idea di design contemporaneo, ha a che fare con innovazione e sostenibilità.
«Aumentare la durata degli oggetti che progettiamo è sostenibilità. Il che significa anche lavorare sulla qualità per uscire dalle logiche del “consumismo veloce”. Quando ho arredato la mia prima casa, ho comprato tutto di seconda mano, anche piatti e utensili da cucina: erano oggetti in una tale qualità che consentiva loro di avere una seconda vita e persino una terza. Oggi raramente succede. Eppure, al di là del romanticismo, essere circondato da un sacco di mobili anche brutti, intagliati nel legno o abbinati per caso, mi ha aiutato a capire molto sulla costruzione, o il concetto di “bellezza”». Perché le cose esistono prima di tutto nel nostro sguardo. Anche quando si mimetizzano in una parete.