personaggi

Matteo Thun: quando il progetto spiega le ali

Nato a Bolzano nel 1952, l’architetto Matteo Thun è un pioniere dell’architettura responsabile e sostenibile. Il suo studio compie quarant’anni
Nato a Bolzano nel 1952, l’architetto Matteo Thun è un pioniere dell’architettura responsabile e sostenibile. Il suo studio compie quarant’anni 
Quarant’anni sempre guardando avanti. L’architetto, pioniere della sostenibilità, parla del suo studio, della formazione accanto a Sottsass

della sete di nuovo e di un’antica passione segreta: il volo

3 minuti di lettura

«Il pavimento non era ancora stato posato, ma nulla avrebbe ostacolato una bella festa. Il dress code era architectural attire e centinaia di ospiti si erano prestati al gioco. I miei genitori erano vestiti da gabbie per uccelli e Susanne da Duomo di Milano». Era il 1984 e l’architetto Matteo Thun, racconta lui stesso nel libro-diario Stories (192 pagine, Callwey) inaugurava così il suo studio di Milano in via Appiani.

Matteo Thun – Stories raccoglie storie di vita e di lavoro dell’architetto (Callwey, 192 pp, 29,95 euro)
Matteo Thun – Stories raccoglie storie di vita e di lavoro dell’architetto (Callwey, 192 pp, 29,95 euro) 

Nato a Bolzano nel ‘52 e cresciuto tra le montagne che ancora oggi ama profondamente, dopo gli studi all’Accademia di Salisburgo e all’Università di Firenze si era formato professionalmente accanto a Ettore Sottsass, con cui nel 1981 aveva fondato il gruppo Memphis. Poi, appunto, la decisione di un suo studio. «All’epoca non avevo un solo lavoro», racconta Thun, ma la voglia di fare era tanta e oggi lo studio Matteo Thun and Partners conta circa 90 professionisti.
Prove di volo per Matteo Thun: volare è una grande passione che da giovane ha anche pensato di trasformare in lavoro
Prove di volo per Matteo Thun: volare è una grande passione che da giovane ha anche pensato di trasformare in lavoro 

Pioniere del costruire sostenibile, da sempre convinto che in ogni architettura si respiri l’anima del contesto, in quarant’anni ha firmato progetti in tutto il mondo. «Il più caro però è sempre il prossimo», dice l’architetto. «In questo momento, un nuovissimo progetto sulla spiaggia orientale della Corea del sud che combina benessere e shopping». Il Solana Village: un complesso residenziale a YangYang Surfy Beach, vicino Seoul, con abitazioni, spazi commerciali, spa, piscine e una piazza centrale collegata agli edifici con un tetto in legno, simile a una pergola, che ricorda degli alberi stilizzati.
«La Corea sta crescendo velocemente a livello economico e culturale», commenta Thun. «È la prima volta che lavoriamo in questo Paese e di questo progetto siamo molto orgogliosi: è una dichiarazione di stima nei confronti dell’Italia e della nostra cultura – infatti ci sono tanti marchi italiani – e di fatto, puntando sul legno, segna anche un ampliamento della cultura coreana del costruire, più legata a cemento e acciaio». Ma su tutti i vantaggi del legno, Matteo Thun non si sofferma ulteriormente. Così come ritiene ridondante parlare ancora di sostenibilità: la considera insita nel suo mestiere. «Preferisco parlare di consciousness: di consapevolezza», spiega. «In questi giorni tra l’altro stiamo lavorando a una pubblicazione intitolata “Emancipazione ecologica” che parla proprio di questo: invita ad abbandonare la visione apocalittica del futuro e a superare il dualismo tra intuizione e perdizione e sostiene invece la coscienza come alternativa. Come architetti, dobbiamo essere consapevoli per agire di conseguenza: è parte del nostro lavoro». Un esempio? «Cercare di recuperare strutture esistenti e non necessariamente, distrattamente, costruire grattacieli; tanto meno quelli verdi, che non funzionano.

Il nostro studio in Italia sta seguendo tutti progetti su questo filone, tra cui un hotel a Venezia dove recuperiamo gli affreschi originali degli studenti di Paolo Veronese, con la riqualificazione di edifici industriali, e un villaggio sul Lago di Garda, per il gruppo Falkensteiner, in una ex fabbrica di acque minerali». Quarant’anni di attività in cui lo studio è cresciuto – è stata aperta anche una sede specifica per il product design in Corso Venezia – e l’architetto ha disegnato anche orologi e tazzine da caffè, passando con disinvoltura dal micro al macro; «dal cucchiaio alla città, come insegna Rogers». Del resto, il disegno gli appartiene fin dall’infanzia: «all’epoca la mia famiglia non aveva i soldi per acquistare i giocattoli», racconta, «così me li costruivo da solo con l’argilla, che avevo a disposizione gratuitamente». Gesti che avevano a che fare con il dna, se si pensa all’azienda di famiglia: la celebre Thun degli angeli in ceramica, nata nel 1950 da un’intuizione di sua madre.
[[(gele.Finegil.Image2014v1)Prove di volo per Matteo Thun: volare è una grande passione che da giovane ha anche pensato di trasformare in lavoro]]
Ma il Thun bambino e poi ragazzo davvero sognava di fare l’architetto? «In realtà pensavo di vivere grazie al volo, la mia più grande passione. A vent’anni amavo particolarmente il volo libero sul Rogallo, un’ala semplice, economica che può essere un aquilone, un aliante o un aereo a seconda che sia a motore. Poi però Sottsass mi chiese di scegliere ed eccomi qui. Da lui ho imparato tanto, soprattutto la semplicità – mi ripeteva sempre di fare le cose il più semplice possibile – e una curiosità costante». La stessa con cui ancora oggi Matteo Thun guarda al futuro con ottimismo. «Ho grande fiducia nei giovani», conclude. «Tra loro non c’è solo la generazione Tik Tok, ma anche chi agisce anziché parlare e vuole contribuire al bene del pianeta. Penso anche ai giovani con cui lavoro: se lo studio continua a crescere è anche grazie a loro, che sono più bravi di me».

I commenti dei lettori