Alessandra Baldereschi, il mondo delle fiabe che ci insegna il futuro
di Silvana Annicchiarico
La Tartaruga Margot per Bosa ceramiche, 2021
“Voglio essere più evocativa che descrittiva”, dice di sé la designer, voce unica, originale e inconfondibile nel panorama italiano. Che ci prende per mano con animali fantastici e atmosfere magiche
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Il suo tocco è lieve, poetico, a volte quasi magico. Gli oggetti che disegna hanno l’impalpabilità onirica dei sogni o la consistenza sfumata della memoria. Sono boschi popolati da animaletti curiosi, oppure fiori, bacche, piante, piccoli frutti. «Voglio che i miei oggetti convivano pacificamente fra di loro e con chi li sceglie, senza contrasti, in modo armonico», dichiara Alessandra Baldereschi. In effetti, il mondo che affiora e prende forma nei suoi progetti sta armonicamente sospeso fra la natura e la fiaba: dalle colline del Monferrato, dove è cresciuta, ha assorbito il rapporto intenso con la natura, e il gusto delle storie antiche, delle credenze popolari, delle leggende dell’infanzia, mentre dal Giappone, dove ha passato alcuni mesi per una residenza-studio dedicata a studiare e sperimentare le ceramiche locali, ha fatto proprio – come riconosce lei stessa – «l’amore per la grazia e l’armonia».
Alessandra Baldereschi con il Bassotto Otto per Serralunga, 2021 (foto A. Di Canito)
C’è qualcosa di fiabesco, in molti degli oggetti delle sue collezioni: sono alberi e isole, inviti al viaggio, oppure animali fantastici come Otto (un bassotto stilizzato dal tratto essenziale e dalla posa serafica e sorniona) o come la collezione di oggetti zoomorfi in vetro o ceramica che evocano una balena, un elefante e una tartaruga. Sono oggetti che ricordano atmosfere disneyane e irradiano storie e mondi.
Collezione Fruits & Flowers, calice Pera per Ichendorf Milano, 2022
Calici che hanno una base a forma di pera o come stelo le foglie di un cactus.
Piccole creature dalle fattezze animali e vegetali che sembrano create apposta per rendere abitato quel mondo incantato. «Mia nonna – ci ha rivelato – mi regalava libri per bambini non illustrati. Diceva che le immagini distraevano. E io di nascosto avevo un quadernetto per disegnare quello che leggevo, quello che immaginavo».
Proprio l’immaginazione è diventata il motore del mondo della giovane designer. Perché Alessandra Baldereschi ha creato un mondo. Nel panorama del design italiano non è cosa da poco, e con pochi uguali anche nella sua generazione.
Schizzo con matite colorate e acquerello, Elefante Surus per Bosa, 2022
Fatto di leggerezza e delicatezza, l’universo figurativo di Baldereschi lo riconosci a prima vista. Ti conquista per il suo garbo. Ti incanta per la sua grazia. Ti convince per la sua imprevedibilità. Ti immerge in un tempo sospeso e ti invita ad abbandonarti al piacere del racconto. Pur non rinunciando alla funzionalità, ha una coerenza non comune, un tocco inconfondibile e soprattutto uno stile fatto di trasparenze, di sfumature di colori, di forme inattese.
Paravento Painting per De Castelli, 2017
«Voglio essere più evocativa che descrittiva», dice Alessandra di sé. E aggiunge: «Abbiamo il compito di immaginare un nuovo modo di vivere su questo pianeta, un compito difficile perché implica nuove regole tutte da inventare». Tra i suoi maestri cita Napoleone Martinuzzi per il vetro e Patricia Urquiola e Hella Jongerius tra le figure femminili a cui si sente vicina. Ma vicina soltanto: perché poi Baldereschi ha preso una strada tutta sua, e ha iniziato un cammino che l’ha portata a essere una delle voci più originali, suggestive e sorprendenti del nuovo design italiano.