La scala a doppia elica di Fenix, museo dell’Emigrazione che verrà ultimato nel 2024 a Rotterdam
La scala a doppia elica di Fenix, museo dell’Emigrazione che verrà ultimato nel 2024 a Rotterdam 

MoLo, il colosso con un pizzico di follia

È quella che ci mette sempre lo studio Mad Architects, anche nel progetto del polo di mobilità e logistica che vedrà la luce nel 2024 dove sorgeva il Padiglione Zero dell’Expo

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Il MoLo a Milano è un progetto dei Mad Architects, in collaborazione con l’architetto Andrea Nonni, Open Project e Progeca, che terminerà nel 2024: si impone come passaggio alla città futura, un polo di Mobilità e Logistica, come indica il nome dell’architettura-infrastruttura nell’ex area di Expo Milano 2015, dove sostituisce il Padiglione Zero alla fine del Decumano e introduce a Mind, il distretto dell’innovazione a Rho, dal master plan di Mario Cucinella.

Ne parla Andrea D’Antrassi, architetto romano all’estero, con una storia rara di ritorno in Italia lavorando per stranieri; 40 anni, laurea a Mendrisio, 3 anni nello Studio Fuksas dove segue l’aeroporto di Shenzen; resta a Pechino per entrare da partner associato nello studio Mad Architects, vicino alla Città Proibita; dopo 6 anni torna a Roma, crea nel 2015 la sede europea dei Mad, circondato da 20 giovani. D’Antrassi spiega chi sono i Mad Architects: «Uno studio di 180 architetti, cinesi, americani, europei, con sedi a Pechino, Los Angeles, Roma. Il nome nasce da quello del fondatore Ma Yangson nel 2004 (laurea a Pechino, stage da Eisenman a New York, 3 anni di formazione da Zaha Adid a Londra e Cina); poi dal “mad” inglese, un po’ folle per un’architettura complessa di forme organiche e innovazione formale e tecnologica, che esce dagli schemi per andare verso nuove tipologie dell’abitare».
La facciata coperta di verde di MoLo, sei piani fuori terra che si sviluppano per una lunghezza di 170 metri a Rho. L’infrastruttura introduce al distretto dell’innovazione Mind
La facciata coperta di verde di MoLo, sei piani fuori terra che si sviluppano per una lunghezza di 170 metri a Rho. L’infrastruttura introduce al distretto dell’innovazione Mind 

 


MoLo è colossale: 6 livelli fuori terra e uno ipogeo, alto 28,5 m, largo 50, esteso 170 mq, esterno di 68.800 mq; Il verde ricopre la facciata, riduce l’impatto dell’edificio, crea la quinta green a barriera delle auto, si sale verso l’alto dalla scala esterna in metallo riflettente. Tutto in prefabbricato Efa, come le fioriere che corrono per l’intera costruzione, lunghe e strette in calcestruzzo, studiate da paesaggisti per piante resistenti e cascanti, integrate alle strutture per coprire il parcheggio. Uso del verde e integrazione alla natura sono punti fermi dei Mad Architects, che disegnano spazi dinamici, fluidi, con materiali nuovi. «Tutto made in Italy, continua D’Antrassi, come il progetto Fenix a Rotterdam; gli architetti italiani sono molto richiesti, sono preparati all’architettura parametrica, umili, lavorano a risolvere problematiche complesse rispettando gli altri, inoltre possiedono la formazione umanistica che al sapere di numeri, scienze matematiche, disegno, unisce la volontà di capire la filosofia dietro il progetto».
L’architetto Andrea D’Antrassi
L’architetto Andrea D’Antrassi 

Stupisce per tecnologia e forma Fenix, il museo dell’ Emigrazione, linee organiche e vorticose, lavori in corso fino al 2024: costruito nel 1923, era il magazzino più grande del mondo, da dove si salpava per le Americhe. Si trova a Katendrecht, penisola di Rotterdam. Nel 1900 vi sorsero la prima Chinatown con ristorante cinese dell’Europa continentale. Committente la Fondazione Droom en Daad di Rotterdam. Ristrutturato, vuole rievocare viaggi e sentimenti dei migranti. È stato conservato l’edificio originale in cemento, svuotandone il centro; lì parte la spettacolare scala a chiocciola a doppia elica, definita Tornado, che sale fino a uscire di 12 metri dal tetto, con vista sulla città. Pare una scultura «realizzata con la tecnologia impiegata per le montagne russe», continua l’architetto, «con strutture in acciaio ricoperte di superfici riflettenti, legno all’interno, e la lobby conserva vecchie parti, visibili all’esterno da pareti in vetro, le scala unisce le due ali espositive open space». Ci sarà una collezione di arte e foto quali The Steerage di Stieglitz e il video di Bill Viola Ancestors, inoltre 2000 vecchie valigie e bauli regalati e due barconi di migranti scelti da D’Antrassi che rimarranno come simbolo a Rotterdam.