Il MoLo a Milano è un progetto dei Mad Architects, in collaborazione con l’architetto Andrea Nonni, Open Project e Progeca, che terminerà nel 2024: si impone come passaggio alla città futura, un polo di Mobilità e Logistica, come indica il nome dell’architettura-infrastruttura nell’ex area di Expo Milano 2015, dove sostituisce il Padiglione Zero alla fine del Decumano e introduce a Mind, il distretto dell’innovazione a Rho, dal master plan di Mario Cucinella.
MoLo è colossale: 6 livelli fuori terra e uno ipogeo, alto 28,5 m, largo 50, esteso 170 mq, esterno di 68.800 mq; Il verde ricopre la facciata, riduce l’impatto dell’edificio, crea la quinta green a barriera delle auto, si sale verso l’alto dalla scala esterna in metallo riflettente. Tutto in prefabbricato Efa, come le fioriere che corrono per l’intera costruzione, lunghe e strette in calcestruzzo, studiate da paesaggisti per piante resistenti e cascanti, integrate alle strutture per coprire il parcheggio. Uso del verde e integrazione alla natura sono punti fermi dei Mad Architects, che disegnano spazi dinamici, fluidi, con materiali nuovi. «Tutto made in Italy, continua D’Antrassi, come il progetto Fenix a Rotterdam; gli architetti italiani sono molto richiesti, sono preparati all’architettura parametrica, umili, lavorano a risolvere problematiche complesse rispettando gli altri, inoltre possiedono la formazione umanistica che al sapere di numeri, scienze matematiche, disegno, unisce la volontà di capire la filosofia dietro il progetto».
Stupisce per tecnologia e forma Fenix, il museo dell’ Emigrazione, linee organiche e vorticose, lavori in corso fino al 2024: costruito nel 1923, era il magazzino più grande del mondo, da dove si salpava per le Americhe. Si trova a Katendrecht, penisola di Rotterdam. Nel 1900 vi sorsero la prima Chinatown con ristorante cinese dell’Europa continentale. Committente la Fondazione Droom en Daad di Rotterdam. Ristrutturato, vuole rievocare viaggi e sentimenti dei migranti. È stato conservato l’edificio originale in cemento, svuotandone il centro; lì parte la spettacolare scala a chiocciola a doppia elica, definita Tornado, che sale fino a uscire di 12 metri dal tetto, con vista sulla città. Pare una scultura «realizzata con la tecnologia impiegata per le montagne russe», continua l’architetto, «con strutture in acciaio ricoperte di superfici riflettenti, legno all’interno, e la lobby conserva vecchie parti, visibili all’esterno da pareti in vetro, le scala unisce le due ali espositive open space». Ci sarà una collezione di arte e foto quali The Steerage di Stieglitz e il video di Bill Viola Ancestors, inoltre 2000 vecchie valigie e bauli regalati e due barconi di migranti scelti da D’Antrassi che rimarranno come simbolo a Rotterdam.