Alessandro Mendini (Milano, 1931-2019) è stato un architetto e designer tra i più importanti del panorama italiano e internazionale
Una mostra a Parigi celebra la lunga collaborazione del maestro con la galleria Kreo. Un’altra, a Milano, svela il suo particolare rapporto con i metalli
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"Caro lettore". Iniziavano così i primi editoriali che Alessandro Mendini pubblicò su Domus all’inizio degli anni Ottanta, dopo aver ereditato da Gio Ponti la direzione di una delle più importanti riviste italiane di design e architettura. Questo stile diretto e confidenziale gli consentiva di rivolgersi di volta in volta ad amici, architetti, critici, artisti o anche semplici lettori, chiamandoli direttamente in causa, quasi a volerli interpellare in prima persona. A questo stesso stile epistolare si affida ora Pierre Charpin intitolando Caro Alessandrola mostra da lui curata alla Galérie Kreo di Parigi (8 marzo – 6 maggio 2023) che rende omaggio a Mendini – a quattro anni dalla sua scomparsa avvenuta il 18 febbraio 2019 – con una collezione di circa 20 opere tra cui alcuni pezzi celeberrimi come la Poltrona Proust Bronzo, la sedia Spaziale, il cabinet Cleome Elegans o il divanetto Kandissi. I colori sgargianti, le forme eterodosse, la cura dei particolari, le soluzioni inattese e sorprendenti di ognuno di questi pezzi ricordano come Mendini fosse sì discreto ma anche radicale nel prendere in contropiede le ortodossie del design e nel disegnare spazi luoghi oggetti e arredi assolutamente proiettati in un’altra dimensione.
Cleome Elegans, Design Gallery Milano, 1993. Mobile contenitore in vetroresina iridescente, legno laccato, fusione di metallo e vetro soffiato. Edizione di 12 esemplari. L'opera è in mostra a Parigi (foto Elio Basso)
Non a caso, accompagna la mostra un cortometraggio che illumina in modo nuovo un altro pezzo indimenticabile del maestro, la poltrona White Gold (creata appositamente per Kreo): collocata nello spazio espositivo della galleria da sola sotto un lucernario, la Poltrona funge da luminoso punto focale di una coreografia che si svolge sopra e intorno alla seduta, diretta ed eseguita dal ballerino Brandon Miel Masele. Il cortometraggio mette in mostra la delicata interazione tra movimento, luce e oggetto nel design, in particolare nel vocabolario delle forme generose di Mendini. I movimenti del ballerino trasferiscono la Poltrona White Gold in un’atmosfera onirica, che prende vita attraverso la danza e la musica. Charpin aveva già collaborato con Mendini nel 2010 per allestire la Terza edizione del Triennale Design Museum di Milano intitolata Quali cose siamo, collaborazione che tuttora Charpin ricorda coma una delle esperienze progettuali più intense della sua carriera.
Alessandro Mendini, Nine Miniatures: Kandissi, Short Stories, 2004. Miniatura in bronzo dorato. Edizione di 9 esemplari. È in mostra a Milano (foto Riccardo Bianchi)
Ma l’universo poetico, materico e oggettuale di Mendini è al centro anche di un’altra mostra, Alessandro Mendini, l’età del metallo, dal 4 aprile al 20 maggio 2023 presso M77 Gallery, in via Mecenate 77 a Milano. Curata da Stephan Hamel con la collaborazione di Francesca Alfano Miglietti, la mostra esplora in profondità un aspetto particolare e finora poco indagato del poliedrico lavoro di Mendini: il suo rapporto con i metalli. Forte, duro, luminoso, il metallo riflette e fa riflettere. Osservi l’oggetto e ti ci specchi. E gli oggetti di Mendini ricoperti d’oro, argento o altri metalli giocano anche su questo: la lucentezza, i riflessi, i bagliori, il calore, le proprietà organolettiche dell’oro. La mostra accoglie il visitatore proponendogli nella prima sala una citazione del decoro a scacchi gialli e neri, o gialli e oro, che Mendini riteneva quasi un segno enigmistico e anche enigmatico, con la forza di strutturare qualsiasi forma, imbrigliandola in una rete ipnotica.Mobili per uomo: Guanto Bisazza, 1997. Contenitore in metallo e scultura in mosaico in foglia d'oro. Edizione di 9 esemplari. È in mostra a Milano (foto Archivio Fondazione Bisazza)
A seguire, i Mobili per uomo realizzati per Bisazza (mobili-sculture fatti di tessere di mosaico in foglia d’oro) e una serie di miniature dorate che vogliono festeggiare i grandi traguardi teorici come il Monumentino da Casa o il Mobile Metafisico. Ma a colpire sono soprattutto le Maschere futuriste dedicate ad alcuni maestri del movimento, da Marinetti a Sant’Elia, da Balla a Depero: “ritratti duri, polimaterici, contorti ed espressionisti, che ci si offrono come sentito omaggio alla loro aberrante genialità e al loro sogno di dominare l’universo con i loro colori e segni violenti”.
Del 2017, Maschere Futuriste: Depero, Argenteria Pampaloni. In metallo, argenti e smalti. Edizione di 9 esemplari (foto Arrigo Coppitz)