Design lontano dai luoghi comuni

Design lontano dai luoghi comuni
Architetture abbandonate, vecchi laboratori industriali, distretti produttivi in disuso. Continua l’esplorazione di spazi dimenticati per gli eventi della Settimana del design. Un modo alternativo per scoprire l'anima nascosta di Milano
2 minuti di lettura

Che cosa è la Settimana del design se non l’occasione per rileggere la città di Milano? Per scoprire il fascino di spazi inesplorati da tempo, in cui spesso la natura ha preso il sopravvento rimpossessandosi del tessuto urbano? In un certo senso, è un modo per celebrarla, per fare un racconto alternativo dei suoi luoghi e delle sue architetture». Sulle nuove geografie della Settimana del design milanese, Valentina Ciuffi e Joseph Grima sono esperti. Con il loro format Alcova, da quattro anni setacciano luoghi estremi in cui installare un dialogo unico tra design e spazio espositivo. Prima l’ex fabbrica di panettoni di G. Cova, poi quella di cachemire (Sassetti), quindi l’ospedale militare di Baggio in disuso, e oggi, l’ex macello in Porta Vittoria, disegnato tra il 1912 e il 1914 dai due tecnici comunali Ferrini e Filippini e che diventerà, masterplan a firma di Snøhetta e Cino Zucchi tra gli altri, un nuovo quartiere residenziale con il campus dell’Istituto Europeo di Design, un museo e un parco pubblico. «Sarà l’ultima occasione per visitarlo» continuano Ciuffi e Grima, «ma per noi, che scegliamo i progetti per la loro ricerca su materiali e linguaggi estetici, innovazione, e aderenza alle questioni del presente, è soprattutto uno spazio con la giusta tensione emozionale». L’operazione è stata resa possibile dalla volontà del Comune di Milano di rivalutare spazi in disuso, la stessa che riscoprirà, in collaborazione con Mosca Partners, l’Istituto Marchiondi Spagliardi di Baggio, realizzato negli anni Cinquanta da Vittoriano Viganò.

Un’architettura brutalista di cemento armato a vista e vetrate continue, con quattro corpi collegati tra loro da percorsi coperti e nel verde, un tempo utilizzato come riformatorio giovanile e chiuso negli anni Settanta. Colpevolmente abbandonato, per due giorni aprirà al pubblico che, guidato, potrà visitare Reforming Future, la mostra dei progetti del corso di Michele De Lucchi e Andrea Branzi alla Scuola del Design del Politecnico di Milano su grandi temi come Miseria, Morte, Eros, Ribellione, Diversità, Liberta. Una manifestazione per riflettere sul ruolo sociale di design e architettura, fortemente voluta da Valerio Castelli, architetto e art director di Olivetti, Flou e Kartell scomparso a gennaio, in una zona decisamente fuori rotta ma, come dice François Leblanc di Cicilia: «Allontanarsi dal centro può essere un modo per avere un pubblico maggiormente interessato e concentrarsi sulla qualità». Insieme a Elsa Lemarignier, Leblanc cura Labò, il nuovo progetto culturale promosso da Fondazione Rodolfo Ferrari all’interno dell’ex Società Prodotti Antibiotici nel quartiere della Barona. Quattro edifici che una volta erano laboratori per la ricerca farmaceutica e che ospiteranno opere di una trentina di designer da tutto il mondo, tra cui le riedizioni di Paradisoterrestre di Roberto Matta, artista e designer padre di Alisée Matta collezionista ed erede di Spa.
Un talk ospitato nel cortile dello Spazio Maiocchi
Un talk ospitato nel cortile dello Spazio Maiocchi 

Si deve invece a Bianca Bonfanti ed Erika Suzuki la trasformazione di un’ex manifattura di puntali e contrafforti per calzature in zona Certosa in una nuova cittadella del design. Morel, otto edifici in 7000 mq che sembrano usciti dalla Milano anni Trenta perfettamente mantenuti, si aprirà per la prima volta alla città durante la Settimana del design, ma conserverà, come dice Bonfanti: «la sua anima di distretto produttivo incentrato sul saper fare, in un quartiere in grande trasformazione (vicino c’è Certosa District), ma che ha ancora angoli autentici come la Certosa di Garegnano». Perché disvelare spazi dimenticati spesso è sinonimo di un progetto di rinascita.
All’interno dei Magazzini Raccordati della Stazione Centrale, i primi mesi del 2024 nascerà Dropcity, un nuovo centro di architettura e design voluto da Andrea Caputo. Un’anteprima di questi 10mila mq, suddivisi in 28 tunnel, che accoglieranno gallerie, atelier, laboratori di falegnameria e robotica, si avrà in questi giorni. Dal tunnel 38 al 60, mostre e installazioni a firma di studi di architettura internazionali, perché in una città con una densità territoriale unica di professionisti e studenti di architettura, proporsi come motore culturale è quasi obbligo. Anche per i giovani. Quelli che si ritrovano in quell’anti museo, per usare le parole del fondatore Alessio Ascari, che è Spazio Maiocchi e che quest’anno amplierà la sua superficie annettendo un garage degli anni Cinquanta per ospitare progetti “radicali”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA