Felicia Ferrone, da voi in Italia ho trovato l'America
di Valentina Ferlazzo
Felicia Ferrone a Villa Mirabello di Milano davanti l'installazione Still. Now. The Dinner con cui ha presentato le sue creazioni in vetro per la tavola (foto Luca Rotondo)
Arrivata a Milano nel 1995, a 23 anni, è stata conquistata dal nostro modo di lavorare. "Negli Stati Uniti domina lo specialismo, in Italia le differenze tra le discipline non sono barriere". E così è cominciata la sua avventura
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Quando nel 1995 l’allora 23enne Felicia Ferrone arrivava a Milano con in tasca una laurea in architettura conseguita alla Miami University in Ohio, non immaginava che la sua vita professionale sarebbe cambiata. «Un viaggio che mi ha segnato profondamente», inizia a raccontare, «perché qui ho scoperto il design ed è stato amore a prima vista». Colpa del Salone del mobile. «Era la prima edizione a cui ho partecipato, solo come visitatore, ma quell’esperienza è bastata a farmi capire che avevo trovato la mia strada». Si stabilisce qualche anno nel capoluogo lombardo dove fa pratica in alcuni studi, tra cui quelli di Antonio Citterio, Piero Lissoni e Gregotti Associati, e apprende ciò che negli Stati Uniti difficilmente le avrebbero insegnato. «Mi piace dire che ho imparato a “sfumare i confini”, un modo di lavorare che manca nel mio Paese». Che cosa intende? «La mentalità americana è più specialistica. In Italia possiamo parlare invece di “total design”. Pensiamo ai grandi maestri del passato, come Vico Magistretti e Angelo Mangiarotti, o anche a importanti figure di oggi: non sono solo architetti o designer, ma si occupano di creatività a 360 gradi; ad esempio firmano allestimenti di showroom e progetti di grafica dimostrando così che in questo ambito tutte le discipline fanno parte di un unico territorio». E che cosa c’è invece di Chicago nei suoi lavori? «Molto dell’architettura modernista di Mies van der Rohe ma in realtà le ispirazioni arrivano da ovunque».
Sculture di fiori Bana Triple è un vaso scultoreo e asimmetrico progettato per accogliere grandi composizioni floreali o un singolo stelo
È attraverso questa lente che Felicia Ferrone ha fondato l’omonimo marchio (fferrone, con sede anche a Milano) specializzato in mobili, complementi d’arredo e accessori per la mise en table. Una produzione che non segue mode e tendenze e che vuole migliorare la vita di tutti i giorni. Missione portata avanti anche come docente e presidente del corso di laurea in Design industriale all’University of Illinois Chicago. Jane Hall l’ha voluta nel suo libro Woman Made: Great Women Designers, 200 donne che hanno un ruolo determinante nel campo del design, edito da Phaidon.
Oggi, quando disegna, cerca di dare alle sue creazioni le qualità di forma e funzione: «La bellezza sta proprio in questo equilibro, non bisogna metterle in concorrenza», precisa. «Un oggetto deve essere semplice, alla portata di tutti e avere quel tocco in più da non sottovalutare mai: portare gioia e suscitare un’emozione».
Doppio uso La parte superiore di Magazine è un classico tavolino, quella inferiore invece, può contenere riviste, libri e giocattoli
Un esempio? Magazine Table, un pratico tavolino pensato per accogliere tutte le riviste che si accumulano nel tempo. Ma il risultato è evidente anche nella linea di bicchieri con cui ha debuttato, Revolution: possono essere utilizzati double face e danno vita a una tavola scenografica perché sembrano sfidare la gravità. Come ha dimostrato anche l’allestimento Still now. The Dinner presentato alla settimana del design milanese di aprile: a Villa Mirabello ha messo in scena una tavola apparecchiata monocromatica blu dove insieme ai bicchieri Revolution spiccavano le trasparenze di altre collezioni, come Margot e Boyd. Creazioni che dialogano con oggetti quotidiani tipici del Novecento, recuperati nei mercatini delle pulci e nei negozi dell’usato, con lo scopo di enfatizzare il ruolo del design come valore indipendente dal tempo: «Sono molto soddisfatta di questa installazione, è il progetto che più rappresenta il mio pensiero», ha commentato.
Fatto a mano Ogni pezzo della linea May, una moderna interpretazione del vetro intagliato, è modellato a mano senza l'uso di stampi
Le creazioni dell’allestimento sono realizzate a mano, una modalità ricorrente in tutta la produzione della Ferrone: «L’artigianato è fondamentale visto che gran parte delle idee sono sperimentali e vanno oltre gli standard di produzione».
Ispirazione Pantheon Shift è un tavolino in armo che sfida il rapporto soggetto oggetto: ispirato all'oculus del Pantheon, si distingue per un buco centrale