Cristina Celestino. La bellezza è da toccare con mano
di Manuela Mimosa Ravasio
Prima di tutto la materia, pietre e legni, colori e finiture. Per l'architetta veneziana l'interior design è una questione di sensi e condivisione
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Tutto inizia con un dialogo. Perché la condivisione di un linguaggio comune, anche solo estetico, anche solo fatto di dettagli e sensazioni, è un punto di partenza indispensabile per aderire a quel viaggio che si concluderà con la definizione di un interno domestico. «Finora sono stata privilegiata a lavorare su progetti per cui ho avuto massima libertà. Chi mi contatta in genere conosce già il mio approccio, ma riconosco che non aver limiti nella ricerca di materiali, nelle espressioni cromatiche, o avere il tempodi realizzare arredi su misura, è oggi il vero lusso».
Il linguaggio, che qualcuno definisce stile, di Cristina Celestino, 43 anni, laurea in architettura allo Iuav di Venezia, arrivata a Milano per aprire il suo studio una decina di anni fa, è d’altra parte piuttosto riconoscibile. A un primo sguardo potrebbe sembrare che lavori per sottrazione, che insegua un minimalismo morbido, poi, si scopre che quell’armonia mai gridata, quell’equilibrio sofisticato, nasce da un’attenzione speciale a colore, luce e materiali. «Con i clienti non lavoro mai con i rendering, ma con i campioni reali dei materiali. C’è uno scambio continuo con fornitori e committenti, mostro pietre, finiture, texture di tessuti e rivestimenti. È importante. Parto sempre, mi piace sottolinearlo, rispettando il contesto. Il palazzo in cui si trova l’appartamento, gli esterni, fino alle caratteristiche della località in cui ci si trova. A Udine, per esempio, sono intervenuta in una casa di 130 metri quadrati all’interno di un edificio brutalista firmato da un architetto allievo di Pier Luigi Nervi. Nell’appartamento (foto sotto) erano presenti porte bordeaux di Luigi Caccia Dominioni che sono state conservate e che hanno guidato nella scelta dei toni aranciati e rosa, colore ricorrente in tutto l’appartamento e nelle parti comuni. Ma anche il travertino di scale e androne è stato portato all’interno».
Quanto alle citazioni colte, sono sempre discrete: il divano Gala di Saba e le sedie Frisée di Billiani disegnate dalla stessa Celestino, il tavolo Antella di Cassina progettato dal giapponese Kazuhide Takahama nel 1975, lo specchio vintage con la cornice in rattan. «La costruzione dell’armonia, di ciò che ci appare “bello”, non è sempre di facile lettura. A volte mi è stato chiesto di conservare arredi con un legame affettivo, pur avendo carta bianca nella loro gestione, altre ho cominciato da zero».