Citterio. Tante sceneggiature e scenografie ma soprattutto amicizie

Foto Mattia Balsamini
Foto Mattia Balsamini 
Il grande architetto raccoglie in volume oltre cinquanta anni di progetti di industrial design e racconta il suo particolare modo di progettare e guardare al presente. Togliendosi anche un sassolino dalla scarpa
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«Tutto è più difficile oggi per i giovani». Queste le generose parole di Antonio Citterio, in un’epoca così poco generosa con i ragazzi. «Se guardo ai miei inizi, tutto è stato così semplice. A 18 anni con Vittorio Prato partecipiamo a un concorso di design e lo vinciamo. A 21 fondo con Paolo Nava lo studio. Poco dopo, i primi lavori con B&B, il divano Diesis, la serie Quadrante, e poi Flexform. Collaborazioni che mi mettono in condizione di entrare sul mercato, conquistare visibilità, stabilire un rapporto paritario con la committenza».

L’occasione per guardarsi indietro è il libro Antonio Citterio Design (Silvana Editoriale, 452 pp., 70 euro) presentato in Triennale il 13 giugno. Cinquant’anni di design, segnati non solo da best e longseller – è stato appena presentato Supermax evoluzione anche outdoor del divano Max datato 1983 – ma anche innovazioni che hanno dettato il cambiamento nel living e in cucina.
Il piano della cucina Convivium disegnata per Arclinea nel 2008. Foto Federico Cedrone
Il piano della cucina Convivium disegnata per Arclinea nel 2008. Foto Federico Cedrone 
«Quando penso a un mobile, scrivo una scenografia e una sceneggiatura, ovvero non lo immagino come un oggetto in sé, ma lo inscrivo in un contesto abitativo – quindi una scenografia – e ipotizzo dei modi di usarlo, quindi una sceneggiatura. Ma la cosa più bella di tutti questi anni sono state le amicizie nate nel lavoro, e precedute dalla reciproca stima: Rolando Gorla, Federico e Giorgio Busnelli, i Galimberti, Rolf Fehlbaum...
Il divano Esosoft disegnato nel 2022 per Cassina. Foto Luca Merli
Il divano Esosoft disegnato nel 2022 per Cassina. Foto Luca Merli 
Amicizie che valicavano le differenze di pensiero. Io per esempio non ho mai fatto parte di Archizoom o Memphis, che pure apprezzavo. E dove appunto avevo tanti amici». Il passaggio dalle proprietà familiari ai grandi gruppi sta cambiando tutto. «Finisce un’epoca. Le famiglie avevano una prospettiva lunga, i grandi gruppi mettono i manager e guardano alle trimestrali di bilancio, ai risultati a breve. E i manager cambiano spesso, inoltre raramente hanno la stessa approfondita conoscenza di tutte le fasi della produzione. Forse diventerà più importante la figura dell’art director. In ogni caso, a parte il cambiamento nei rapporti personali, non posso dire che i grandi gruppi abbiano fatto male alla creatività».
Servizio My Table, disgnato nel 2005 per Guzzini 
Servizio My Table, disgnato nel 2005 per Guzzini   
Qualche dolente nota di oggi? «Le copie. Un tempo le facevano solo aziende di altri Paesi, adesso ti copiano perfino grandi marchi italiani con art director importanti. Mi ricordo che nei primi anni Ottanta proposi alla B&B un prodotto con una cucitura che ne ricordava una usata da Paolo Piva. Busnelli, notata la somiglianza, mi mandò da Piva, che in quei giorni era a Vienna, per chiedergli se potevo usare quel tipo di cucitura. E si trattava di un dettaglio... Delicatezze e rispetto d’altri tempi. Oggi domina il copia–incolla anche nell’arredamento».