e fosse una melodia, probabilmente il design di Federica Biasi sarebbe una canzone intonata a bassa voce, con un testo semplice e curato. Lo stile della designer e art director milanese, 34 anni, è infatti pulito e delicato, spesso con forme morbide. «Mai urlato o troppo marcato», spiega lei stessa. «Nelle mie creazioni cerco sempre un’estetica senza tempo e proporzioni universali. Inoltre non vedo mai un oggetto come singolo: mi piace l’idea che, pur avendo la propria specifica personalità, riesca ad abitare bene uno spazio di convivenza, insieme agli altri».
Uno stile con cui la designer ha già conquistato diverse aziende - come Nespresso, Lema, Gallotti&Radice, Gervasoni, Decoratori Bassanesi e Manerba - e anche diversi premi, tra cui l’If design Award da poco vinto con la poltrona Naan di Pianca.
Ma quando Federica Biasi ha capito quale sarebbe stata la sua professione? «Ho frequentato il liceo artistico: ho una mente più creativa che scientifica», ammette. Ed è proprio di quegli anni il suo primissimo disegno: «un lampada tavolino», ricorda. «Poi ho studiato design di interni e solo dopo ho capito che preferivo il prodotto». Fino alla fondazione del suo studio, nel 2015 a Milano, dopo due anni vissuti nei Paesi Bassi, dove ha approfondito il design nordico. «Mi sento molto vicina al nord Europa: al loro senso estetico, alla palette di colori pacata e luminosa, a come la natura e la luce entrano nella quotidianità. Ma mi sento vicina anche al design asiatico e a tutta l’artigianalità; oltre che ai grandi maestri italiani. Da questo punto di vista, mi sento cittadina del mondo». I suoi interessi sono ampi come i suoi riferimenti stilistici e culturali. La cucina, per esempio: «un ambito che mi appassiona e in cui mi sarebbe piaciuto intraprendere una carriera», racconta. O il mondo naturalistico, che ha portato anche nel suo studio, con un giardino in cui ha piantato odori e spezie. «Sono interessi che formano il mio quotidiano, che poi è quello che mi ispira, ma che nei progetti esprimo con discrezione».
Senza dimenticare la centralità della materia. Come conferma ad esempio la nuova sedia Brise disegnata per Gervasoni, «che combina un’estetica evergreen con il WoodEvolution intagliato, un materiale innovativo di solito utilizzato per le lamine degli sci in legno». O il tavolino Re-verre di Gallotti&Radice, in vetro riciclato da scarti di bottiglie. «Si può anche partire da una materia di seconda o terza lavorazione per nuove estetiche contemporanee», spiega raccontando il progetto. «E contemporaneo oggi vuol dire anche essere consapevoli del ruolo della sostenibilità, che ormai dovrebbe essere insita in ogni prodotto; neanche più raccontata». Fino alla novità più recente con il debutto in un nuovo ambito: una maniglia per Valli.
E se pensando al futuro dice che le piacerebbe ideare un oggetto tecnologico di uso quotidiano, quando si parla di parole chiave per il domani più prossimo Federica Biasi parla soprattutto di ricerca. «Ricerca sui materiali, ma anche ricerca su stilemi personali sempre più vicini alle mie affinità», dice. «Entrambi fondamentali se alle aziende si vuole portare un valore aggiunto».