Ci si è dimenticati di lei, ora la sua storia riemerge dagli archivi del Cooper Hewitt Museum di New York. Dai 40mila documenti digitalizzati, e dall’ossessione delle curatrici, Susan Brown e Alexa Griffith Winton, nasce A Dark, A Light, A Bright: The Designs of Dorothy Liebes, dal 7 luglio 2023 al 4 febbraio 2024, la prima mostra monografica dedicata a una delle più importanti designer e tessitrici – sì avete capito bene – americane.
Dorothy Liebes nel suo Powell Street studio a San Francisco, California, nel 1938, fotografata da Louise Dahl-Wolfe ©Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents
Dorothy Liebes, nata a Santa Rosa in California, nel 1897, studi in antropologia, insegnante per molti anni, autodidatta al telaio, viaggiatrice, apre il primo studio a San Francisco nel 1930, poi a New York, e inventa persino uno stile, il California Look o Liebes Look, fatto di colori accesi, pattern, tinte vibranti. Una rivoluzione per l’America, negli anni del dopoguerra. “Un tocco di scuro, di luce, di brillante”, la formula magica che dà il titolo alla mostra.
Mexican Plaid textile disegnato da Dorothy Wright Liebes nel 1938. Composto da lana, cotone, seta, viscosa, nylon e fili metallici. Foto Matt Flynn © Smithsonian Institution
Uno stile che Dorothy si ingegna ad applicare a tutte le forme della modernità, dagli interni ai mezzi di trasporto, dall’industrial design alla moda, fino al cinema, lavorando con i più grandi architetti, stilisti e creatori dell’epoca – Frank Lloyd Wright, e poi Henry Dreyfuss, Donald Deskey, Raymond Loewy, Samuel Marx. Meravigliosi i suoi interventi per la Persian Room del Plaza Hotel, per la Delegates Dining room delle Nazioni Unite e per la dimora di Doris Duke a Honolulu, Shangri La.
Dorothy Liebes con Ernst Spence alla Goodall Fabrics factory, Sanford, Maine, nel 1948 @Archives of American Art, Smithsonian Institution
«È stata capace di lavorare con uomini molto istituzionali, che non erano per niente abituati alle donne, e di insegnare loro a collaborare con una consulente, un’esperta. È stata una guida, ha davvero capito come dare vita a uno spazio attraverso i tessuti, la loro luce, la texture e le combinazioni di colori. Si è dedicata al design per tutti, accessibile», raccontano le curatrici.
Un universo libero e vitale, celebrato in tante riviste dell’epoca, da Vogue al New York Times, e poi sommerso con la scomparsa, senza eredi, della designer, nel 1972. La mostra del Cooper Hewitt, in cinque sezioni, si apre con i primi lavori di Dorothy, tra cui il pannello Schiaparelli per l’Expo di Parigi del 1937 e oggetti in cui si manifesta la sua visione dell’artigianato nel design moderno, e poi tessuti per Adrian, lo stilista di Hollywood, film con le sue scenografie, come Eastside, Westside con Barbara Stanwyck del 1947, la lounge a bordo del 747 American Airlines, e le collaborazioni con grandi brand come Lurex e DuPont, ispirata dalle infinite possibilità delle fibre sintetiche – cellofan brillanti, acetati, plastiche laccate, crine artificiale, materiali inossidabili, filati di vetro.
«È incredibile che sia stata in grado di realizzare non solo tessuti a mano per commesse molto specifiche, come quelle per Frank Lloyd Wright, ma anche prodotti in serie di altissima qualità». Quella con Wright è stata un’amicizia speciale. Quando la figlia di Dorothy muore in un terribile incidente d’auto, lui le manda un telegramma e la invita a Taliesin West, le dice di portare il telaio e di andare a vivere con loro. E così accade.
Poltroncina disegnata nel 1093 da Donald Deskey per la Royal Metal Manufacturing Company. Il rivestimento è di Dorothy Liebes @The Art Institute of Chicago / Art Resource, NY.
Compra anche dei telai perché i suoi apprendisti possano imparare l’arte della tessitura. Dorothy arriva in Italia nel 1949, sull’onda del Piano Marshall, come ambasciatrice inviata dal governo per visitare i nostri mulini tessili, trova il design di grande qualità, e invita i produttori americani a stare al passo. Chissà che non ci sia un po’ di italianità nel sogno di Dorothy di tessere l’America di nuovi colori.
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