Un centenario per cento pezzi: Richard-Ginori e Gio Ponti
di Federica Malara MagliocchiGio Ponti, Il pellegrino stanco, scultura in maiolica policroma. Società Ceramica Richard-Ginori, 1925-1928, modellata da Salvatore Saponaro
«Gio Ponti è stato affascinato da tanti materiali», afferma Anty Pansera, conservatrice del MIDeC, Museo Internazionale del Design Ceramico, e curatrice della mostra 100%. Un centenario e cento pezzi: Richard Ginori e Gio Ponti in una collezione lavenese insieme a Giacinta Cavagna di Gualdana. «È una figura molto curiosa, che sa immergersi nelle problematiche delle manifatture e delle aziende con cui entra in contatto per poi innovare rispettando la storia di quella particolare industria».
Gio Ponti, I Fantini, Società Ceramica Richard-Ginori, 1929-30. Coppa in porcellana a corpo cilindrico e piede svasato decorata in policromia con giubbe di fantini, disposte su tre file, con berretto e nome della scuderia. Filettatura di colore rosso al bordo e alla base
Attraverso cento pezzi firmati Gio Ponti, provenienti da una collezione privata, la mostra al MIDeC di Laveno illustra dal 15 luglio al 18 ottobre il sodalizio iniziato tra Ponti e la Manifattura Richard-Ginori di Doccia in occasione della prima Biennale di Monza, nel 1923. Qui le creazioni di Ponti ottennero un successo immediato, sia di pubblico che di critica. Giovanni Papini, conosciuto da tempo come acceso polemista, riconobbe a Ponti di aver infuso nuovo vigore a una fabbrica che sembrava essere arrivata alla fine, pur rimproverandogli di avere «un gusto un po’ eclettico e troppo sollecito spesso di guardare alle mode straniere».
Gio Ponti, Fumatore stanco, Società Ceramica Richard-Ginori, 1930 circa. Vaso in terraglia a sezione rettangolare con piccola bocca
Il percorso al MIDeC inizia proprio con alcuni pezzi originariamente esposti a Monza nel 1923, per poi proseguire con altre opere raccolte e declinate per forme, tematiche e colori, tutte individuate e messe generosamente a disposizione dal collezionista privato che con cura e attenzione le ha raccolte nel tempo. Percorrendo la mostra si incontrano opere come il piatto da parete in maiolica Donatella, parte della serie Le mie donne, del 1925.
Gio Ponti, Domitilla - serie Le mie donne, Società Ceramica Richard-Ginori, s.d.. Ciotola in maiolica smaltata, anche internamente, in colore blu, con figura femminile (Domitilla) nuda sdraiata su corde
Ogni pezzo viene identificato con il nome di una donna, che è quella disegnata. Il piatto ha un diametro di 49 centimetri ed è ornato sulla circonferenza esterna da colonne disegnate in blu su sfondo bianco, mentre al centro una donna dalle forme esili e geometriche è adagiata su una nuvola. La serie Le mie donne rappresenta il primo nucleo di decori realizzato da Gio Ponti, che cercò di proporre uno stile quanto più vicino a quello parigino dell’Art Déco, in occasione dell’Esposizione Nazionale delle Arti Decorative di Parigi del 1925. Il nucleo Donne sulle nubi (di cui fa parte il piatto Donatella) però fu ideato per primo e presentato come campionario già alla Biennale di Monza nel 1923.
Gio Ponti, Donatella - serie Le mie donne, Società Ceramica Richard-Ginori, 1925. Grande piatto in maiolica decorato sulla falda da una serie di colonne disposte a raggiera. All'interno, su sfondo blu la figura nuda di Donatella giacente su un letto di nuvole sovrastanti edifici di stile cinquecentesco
Della stessa serie fa parte la ciotola ovale Emerenziana, del 1927, ornata da una donna appesa a delle corde, in contrasto con lo sfondo rosso. Durante gli anni infatti l’architetto apportò variazioni alla serie, passando dalla decorazione dei piatti da parete ai vasi a orcio e ai vasi ovali. Tra le cento opere presentate alla mostra non ce n’è una più bella delle altre: la mostra rappresenta lo stile inedito delle creazioni di Ponti e il suo approccio alla Manifattura di Doccia, che con il suo arrivo venne rilanciata.
Gio Ponti, Le mie terre, Società Ceramica Richard-Ginori, 1928-1930. Vaso sferico a bocca stretta e circondato da un anello a sezione triangolare. La decorazione rappresenta un
mappamondo con i mari di colore azzurro e le terre, con scritti i nomi dei continenti, in ocra. L'anello a sezione triangolare rappresenta l'equatore
Il MIDeC rende così omaggio alla storia della Manifattura Richard-Ginori, una delle “scintille“ da cui nacque il museo stesso: nel 1965 infatti ci fu la fusione tra la Richard-Ginori e la Società Ceramica Italiana di Laveno, che lasciò poi una cospicua donazione di manufatti che pose le basi di quello che oggi è il museo, istituito nel 1971 nel cinquecentesco Palazzo Perabò. Pur non avendo mai lavorato per la Società Ceramica Italiana, Ponti ha sempre seguito con interesse i progetti e i prodotti che vi si realizzavano. È nota anche la reciproca stima che univa Ponti e Guido Andoviz, giovane talento individuato e suggerito da Piero Portaluppi per traghettare la Società Ceramica Italiana verso la modernità.
Gio Ponti, Balletto-Omaggio agli snob, Società Ceramica Richard-Ginori, 1925. Bomboniera di forma ovale, festonata con scanalature, con coperchio. La presa del coperchio è costituita da una plastica raffigurante una coppia di ballerini in abiti contadini che reggono un drappo sulle loro spalle
La mostra su Gio Ponti e la Richard-Ginori avrà infatti luogo a seguito della ricostruzione della presenza della Società Ceramiche Italiane, anch’essa a cura di Anty Pansera nella stessa sezione del museo, dedicata alle mostre temporanee.