Acquistare e arredare casa. Due fasi importanti della vita di tutti che negli ultimi decenni hanno subito grandi trasformazioni. In Italia, la percentuale delle case in proprietà è del 73,7 (dati Eurostat del 2021), tra i più alti in Europa. E l’attaccamento, anche simbolico, al “mattone”, sembra far parte del nostro dna, insieme, va detto, all’attenzione e cura verso l’interior design, sinonimo di qualità del made in Italy che noi esportiamo in tutto il mondo. Dall’integrazione del mondo “immobiliare” con quello del design, è nato Milano Contract District, oggi trasformato in Contract District Group. L’idea è stata di Lorenzo Pascucci, ceo e fondatore del cruppo, che ha visto, nell’immissione degli aspetti valoriali ed esperienziali del sistema dell’arredamento nel comparto immobiliare residenziale, un modo per valorizzare entrambi gli asset, ma soprattutto di garantire all’utente finale un prodotto che rispondesse pienamente alle mutate esigenze abitative.
Contract District Group negli anni ha funzionato come un osservatorio privilegiato sulle nuove forme dell’abitare. Cosa sta succedendo alle nostre case?
C’è stata sicuramente una trasformazione importante a partire dalle tipologie delle abitazioni. Sono cambiate le richieste, le esigenze funzionali, tanto che oggi non si parla più di monolocale, bilocale o trilocale, ma di comfort abitativo che in quella dimensione una casa riesce a offrire. La dimensione, i metri quadrati da soli non bastano più ad assicurare funzionalità e qualità. A volte, questo comfort abitativo lo si può raggiungere con soluzioni leggere, ovvero non costruendo o abbattendo muri, ma con soluzioni d’arredo. Fortunatamente, in Italia e con i nostri partner, ci sono industrie e competenze capaci di intercettare queste nuove tendenze.
Un interno di Palazzo Diaz a Como. Uno dei progetti seguiti da Milan District Group
Il microliving, per esempio. Nelle grandi città, dove il prezzo al mq è sempre più alto, non si può rinunciare al comfort abitativo, così si deve pensare a case con spazi capaci di mutare le loro disposizioni. Una tendenza che c’è dal 2018 ma, come tutti sanno, dopo il Covid è esplosa. È evidente che, interfacciandoci anche con i costruttori, noi possiamo in-formare questa evoluzione tipologica, per avere case in cui ci sia già in fase preliminare il pensiero che forse la cucina non sarà solo cucina, che gli spazi saranno sempre più ibridati…
Non c’è il rischio che queste nuove “soluzioni tipologiche” rimangano riservate a pochi? Nel nostro Paese esiste una reale emergenza abitativa, e manca da anni un vero Piano casa, come questa sua proposta può individuare una strada per rispondere a questa crisi?
Noi siamo partiti sicuramente con un modello che raggruppava brand di alta gamma del design italiano e una proposta immobiliare di alto livello, ma già dall’anno scorso abbiamo lanciato una nuova piattaforma, Livinwow, pensata per rispondere alle esigenze abitative delle nuove generazioni metropolitane e con partner come Scavolini o il gruppo Battistella. Il servizio e i valori messi in campo sono gli stessi, ma, anziché costare tra i 5 e gli 8 mila euro al metro quadrato, costerà tra i 2 e i 4 mila, arredi compresi.
A Novate, per esempio, stiamo costruendo un complesso che mescola edilizia residenziale e convenzionata con l’architetto Mario Cuccinella, e siamo tra i 2.800 e 3500 al metro quadrato. La formula Contract District Group non è discriminatoria, magari al posto di una cucina Arclinea ce ne sarà una Scavolini, ma rimaniamo nell’ambito dell’eccellenza del Made in Italy e il valore della qualità abitativa rimane lo stesso.
Uno degli interni di Parco Talenti a Roma, seguito da Milan District Group
Questa integrazione con il design fin dalla fase costruttiva impatta anche la fase progettuale?
Il dialogo avviene a tutti i livelli. È così che si fa cultura, anche nel confronto con grandi progettisti, e con il risultato di avere planimetrie coerenti, banalmente, con la dimensione degli arredi. Quante volte abbiamo visto camere dove la distanza tra il letto e l’armadio era scarsa, locali che non consideravano la reale profondità di un divano o di un armadio? La qualità della vita all’interno di una casa è fatta anche di queste cose, ma a volte sembra che l’unica possibilità che viene riservata a una certa fascia di utenti sia acquistare le dimensioni stile Ikea….
E invece non bisogna mai dimenticare le aspirazioni, i desideri, di chi acquista un bene come la casa. Ecco perché la progettazione a monte con gli arredi è il vero plus del nostro servizio. Un valore e non certo un’intrusione indesiderata nel lavoro dei progettisti, perché alla fine, vincono tutti. E non si spendono soldi in ristrutturazione dopo magari dieci anni.
Qual è il ruolo delle tecnologie digitali nei processi di scelta?
Per noi è stata fin dall’inizio un’esigenza, visto che non potevamo fare a meno di attrezzarci di un cruscotto che raccogliesse tutti i sistemi, e tutto il processo che mette in relazione, si è visto, molti attori e molte filiere. Una catena del valore lunga e complessa che non può permettersi dimenticanze. Oggi anche l’acquirente finale, grazie a un app come Home-J, disponibile su Android e Apple store, può interagire con questo cruscotto, verificare lo stato di avanzamento del proprio progetto, modificarlo, scegliere materiali, finiture e arredamento attraverso configuratori digitali sviluppati per il mercato immobiliare residenziale, gestire attività di compra-vendita, firmare digitalmente i contratti, comunicare con il designer. Ma attraverso questa interfaccia digitale, possiamo anche elaborare ricerche sul grado di soddisfazione dell’utente finale, ricerche che poi sono condivise con tutti gli attori della filiera per migliorare sia i servizi, sia l’evoluzione dei singoli prodotti.
E da questa ulteriore osservazione, sono emerse nuove esigenze e nuovi servizi?
Il dialogo, ripeto, è continuo. Ma il nuovo servizio del noleggio risponde certo alla volontà di dare una risposta anche a una clientela, e a un mercato, sempre in trasformazione. Oggi, in fase di acquisto il proprietario può scegliere di noleggiare interamente gli arredi, riducendo sensibilmente i costi, se magari ha intenzione di affittarlo o se crede che la sua stessa permanenza nell’abitazione sia di breve durata. Il canone, infatti, va da 48 fino a 96 mesi e alla fine del noleggio doniamo all’Istituto San Raffaele che a sua volta distribuisce a famiglie indigenti.