«Mi piace la ceramica, il fuoco che lambisce la terra e lo smalto che cola. La ceramica è desiderio, è sensualità», ha detto Ronan Bouroullec. Tra nuove creazioni, pezzi unici ed edizioni limitate, la mostra Les mains à l’argile esplora proprio il rapporto tra l’artista francese e la ceramica. È la seconda parte del trittico di mostre sulle opere dell’artista in collaborazione con Villa Noailles. Durante la prima parte, Daily Drawings, dedicata ai suoi disegni e tenutasi all’Hôtel des Arts di Tolone, tra i pattern astratti e sinuosi di linee curve parallele realizzate con pennarelli, matite e penne Bic, comparivano quasi come degli intrusi dei bassorilievi in ceramica, impliciti indizi per l’attuale mostra, che si terrà fino al 5 novembre presso la Galerie du Canon di Tolone.
Mattoni Bloc prodotti da Mutina (foto Camille Lemonnier)
Quella di Ronan Bouroullec è infatti un’opera fatta di sconfinamenti e contaminazioni di diversi media, ma anche di ponti e collegamenti tra i suoi ricordi e i diversi momenti della sua vita. Cuore della mostra è la sua passione per la lavorazione dell’argilla in tutte le sue forme, espressa attraverso bassorilievi, collezioni di vasi e sculture astratte, risultati di una sinergia tra processi industriali e produzione artigianale. Tecniche, texture e finiture diverse si scontrano tra loro, ma al tempo stesso coabitano l’ambiente, creando un connubio ossimorico tra dissonanza e armonia. La manualità, evidenziata dal nome stesso della mostra, ovvero “le mani nell’argilla”, si accosta a pezzi industriali, ritagli apparentemente casuali incontrano stampi e modelli.
Vasi Sosei, realizzati dai ceramisti di Tajimi (foto Camille Lemonnier)
Smaltature sofisticate appaiono applicate da rozze pennellate, mentre i vasi Sosei, realizzati dai ceramisti della città giapponese di Tajimi si pongono in spiccato contrasto con i grezzi mattoni Bloc in terracotta, disegnati dallo studio Bouroullec per realizzare strutture architettoniche e decorative e realizzati dall’azienda italiana Mutina. Ronan Bouroullec esplora tutte le possibilità che un materiale versatile come la ceramica può offrire, tra bassorilievi in 2D e oggetti tridimensionali, tra arte, design e artigianalità. In una scenografia composta da mattoni, appositamente realizzata per lo spazio della galleria, la fragilità di sculture che catturano un movimento fulmineo viene compensata dalla statica ieraticità dei vasi Rombini, prodotti con Mutina e Bitossi.
Vasi Rombini prodotti da Mutina e Bitossi (foto Camille Lemonnier)
Gli smalti lucidi risaltano sulle finiture opache degli sfondi pastello dei bassorilievi, che si collocano all’incrocio tra disegno, pittura e scultura e suggeriscono tutti i generi possibili, tra paesaggi, sagome e personaggi. I pezzi delle lastre in ceramica sono incollati su cornici in alluminio anodizzato, la cui texture industriale e le linee precise si sposano con la rozza sensualità dell’argilla. Ma dietro a tutti questi contrasti di finiture, volumi e colori, emerge un’unità di fondo legata alla contemplazione della gestualità, alla relazione con la composizione e la costruzione all’interno di uno spazio che Ronan Bouroullec riesce esprimere con grande precisione e abilità.
In collaborazione con il corso di laurea in Moda e industrie creative dell’università Iulm di Milano