Un nuovo antichissimo mondo litico sta per essere scoperto. «I cercatori di pietre, cioè i geologi e gli ingegneri minerari, sono a caccia di varietà dai colori, iridescenze e venature mai visti prima», spiega Grazia Signori, geologa e coordinatrice del gruppo normativo Uni delle pietre naturali. «Di recente hanno svelato in Iran, Messico, Marocco, Egitto e Turchia delle enormi grotte di onice, delle città sotterranee che si sviluppano per chilometri».
Forme organiche che ricordano un erbario, sono le opere realizzate per la mostra Herbarium Mirabile di Raffaello Galiotto in programma al The Plus Theatre (Pad.10)
Non esiste un osservatorio internazionale di marmi e pietre decorative, ma un dato è certo: «Le tipologie sono in aumento, sempre più richieste per progetti speciali». Secondo i dati di Confindustria Marmomacchine, la produzione litica italiana nel 2022 è incrementata del 12,8 per cento rispetto all’anno precedente. Un’offerta che cresce, in mostra a Marmomac, la kermesse dell’intera filiera della pietra naturale, dalla cava al prodotto lavorato e ai macchinari, dal 26 al 29 settembre a Veronafiere. «Il primato di Marmomac nasce dalla capacità di coniugare il business alla valorizzazione della cultura del prodotto e dell’innovazione tecnologica», afferma Federico Bricolo, presidente di Veronafiere. «Promuoviamo la conoscenza delle varietà litiche affinché architetti e designer ne siano ambasciatori, e incentiviamo la ricerca a esplorare nuovi linguaggi e potenzialità».
Manualità e meccanica. Il gioco delle parti nella lavorazione del marmo che aiuta l’arte e la salute
L’opera Stone Origami, sistema di copertura per una pensilina urbana ispirato alla geometria triangolare dell’origami, disegnata da Giuseppe Fallacara
A Marmomac, giunta alla 57esima edizione, i monumentali blocchi giungono dopo mesi di viaggio: «Fanno il giro del mondo trasportati in navi cargo», continua la geologa. «Oltre al marmo bianco di Carrara, tra i più desiderati, si cercano le pietre venate, varietà uniche perché non esistono due blocchi uguali, superfici “disegnate” dalla natura frutto di stratificazioni di milioni di anni. Un esempio è il ceppo di Gré, una pietra sedimentaria dalle scenografiche tessiture, la cava è a strapiombo sul lago d’Iseo, un giacimento emozionante da visitare e dove nascerà presto un nuovo marmo grigio venato».
Grazie ai sistemi di consolidamento brevettati, come l’incamiciatura e la resinatura sottovuoto per rinforzare e proteggere i blocchi, si estraggono anche pietre fragili quindici anni fa impensabili da lavorare: «Come le pegmatiti, rocce dai maxi cristalli lucenti, ricercate anche dall’industria mineraria perché ricche di metalli come il litio utilizzato in vari campi, dalle batterie alle lenti degli occhiali». Ci sono rocce dalla genesi straordinaria: «Un colore inconsueto, e dunque richiesto, è il verde, come il verde Guatemala, il verde India, il verde Alpi, rocce nate da un antico fondo oceanico rimasto a galleggiare nello scontro tra le placche terrestri».
I cercatori di pietre impiegano anche tre anni per scoprire nuove tipologie: «Non basta trovare il colore che manca sul mercato, bisogna valutare quanto è grande la cava, se è raggiungibile, la lavorabilità della pietra e le sue prestazioni, la legislazione locale per lo sfruttamento delle risorse e la disponibilità di acqua per i processi di estrazione. Si parte studiando la carta geologica e la morfologia del territorio, spesso però nei Paesi militarizzati i documenti sono secretati, per nascondere i giacimenti minerari». Ci sono architetti in costante viaggio per scovare varietà litiche esclusive: «Quest’anno sono andato in Brasile per Copacabana, una pietra esotica spettacolare composta da scisto nero e pegmatite bianca», racconta Craig Copeland, progettista e scultore, socio dello studio Pelli Clarke&Partners di New York.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Design Repubblica in edicola il 20 settembre]]
«Amo il travertino, come il Travertino Silver con sfumature dal cappuccino al crema con occasionali linee blu, l’ho scelto per realizzare una parete in una lobby alta dodici metri per venti, immaginata come un arazzo lapideo continuo. Adesso sto lavorando con l’arenaria rossa Santafiora di Manciano, in provincia di Grosseto, ricorda le storiche facciate marroni di New York». Sul fronte delle lavorazioni, finiture e lucidature amplificano il fascino tridimensionale delle pietre. «Con la modellazione 3D e la progettazione parametrica creiamo superfici scultoree con pietre che sembrano plasmarsi come liquidi. Sperimentiamo con lastre sottili stratificate formate da materiali diversi, come onice su un lato e marmo bianco dall’altro, l’effetto è magico».
Fotografie dell’evoluzione della Terra, che per combinazioni fortuite sono giunte fino a noi, le pietre seducono per la loro unicità, capacità di connetterci alla natura e durevolezza. «In cava siamo più selettivi e spesso scegliamo pietre vicine al luogo di progetto», continua Copeland. «Con le frese a filo diamantato e le macchine a controllo numerico otteniamo lastre più leggere e sottili, impieghiamo meno materiale, riduciamo gli scarti onorando la preziosità della pietra».