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Manualità e meccanica. Il gioco delle parti nella lavorazione del marmo che aiuta l’arte e la salute

Opera Fragment di Andreas Senoner in marmo Cammeo Imperiale

 
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“We don’t need another Michelangelo: in Italy, it’s robots’ turn to sculpt” (Non ci serve un altro Michelangelo: in Italia tocca ai robot scolpire), titolava il New York Times un paio di anni fa per raccontare la presenza fattiva dei macchinari nella scultura. Che siamo ormai entrati in una nuova era non c’è dubbio, ma può la mano dell’artista essere realmente sostituita? Una lettura meno provocatoria, ma più prudente (e romantica), riflette invece la fusione armonica fra competenze umane e tecnologia nella lavorazione della pietra.

È quanto i visitatori di Marmomac dal 26 al 29 settembre potranno vedere di persona al The Plus Theatre (padiglione 10) dove verrà allestita The Applaud, un’installazione dinamica curata dall’architetto Giorgio Canale. Dinamica, perché per la prima volta durante la fiera prenderà forma, man mano nei giorni, un’opera d’arte: si chiama Fragment ed è firmata da Andreas Senoner che con il contributo di macchinari di ultima generazione riprodurrà in scala monumentale due dita incrociate in marmo Cammeo Imperiale, quasi a voler simboleggiare la stretta alleanza fra tradizione e innovazione.

Ma come si supera questa apparente idiosincrasia tra tocco meccanico e tocco manuale? «Nell’arte contemporanea è ormai un concetto arretrato», afferma l’artista altoatesino, «non si dovrebbe parlare più di virtuosismo tecnico nella realizzazione di un’opera, ma di quale messaggio vuole trasmettere. Chiaramente cambia il procedimento: invece di intervenire io stesso sulla pietra agisco dando istruzioni al robot che viene costantemente monitorato. La macchina quindi non svolge la parte creativa, ma quella manuale, rappresenta soltanto uno strumento che aiuta a raggiungere il risultato. Nel caso specifico: lavorare sulle grandi dimensioni partendo dal metodo tradizionale sarebbe stato obsoleto richiedendo tra l’altro molto più tempo e fatica».

E l’ aspetto della salute non va sottovalutato ricorda anche Luca Donatoni, responsabile commerciale dell’omonimo gruppo, che mette a disposizione il robot che modella questa scultura. «Una muscolatura provata da anni e anni di lavoro non giova affatto all’artista. Togliere la parte più pesante e stressante gli permette di operare meglio e di concentrarsi sulla rifinitura che è l’anima viva della scultura. Non parliamo né di scontro né di sostituzione: la macchina è solo uno strumento come il martello o il trapano».

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