Un particolare del Bacchino ebbro di Massimiliano Soldani Benzi, 1695 (Museo Ginori)
In attesa della riapertura, il Museo Ginori mette online tutta la sua collezione di porcellane
di Beatrice BertolliIl Museo Ginori è ancora chiuso, ma colmo di vita e di storia, che aspetta di poter raccontare. Nell’attesa, le sue opere si possono ammirare grazie al sito, museoginori.org, appena restaurato. Nato a metà del Settecento come galleria dei capolavori in porcellana prodotti dalla Manifattura di Doccia, è stato per quasi tre secoli un museo d'impresa. Pensato dal fondatore, marchese Carlo Ginori, come uno scrigno che conservi nel tempo la bellezza che la sua fabbrica ha creato.
Una foto storica, risalente agli anni Sessanta, della nuova sede del Museo Ginori
Custode della tradizione del gusto e del collezionismo, la ricchezza del suo patrimonio lo rende unico a livello internazionale, e racconta la storia artistica, sociale ed economica della più antica manifattura di porcellana ancora attiva in Italia. La sua collezione comprende un vasto e variegato insieme di oggetti di interesse storico e artistico: circa 8.000 manufatti in porcellana e maiolica, modelli scultorei risalenti al XVIII secolo, pietre litografiche per la stampa dei decori e lastre in metallo, oltre che un archivio di documenti cartacei e disegni, una biblioteca storica, una specialistica e una fototeca. La raccolta include prodotti seriali di importanti nomi del design industriale italiano, oggetti di lusso ma anche di uso quotidiano. Offrendoci una panoramica sul susseguirsi degli stili artistici, del costume e della scienza, delle tecniche produttive e dell’imprenditoria, dal Settecento fino a giorni nostri.
Venere de' Medici in porcellana, 1747 circa (Museo Ginori)
Tra i capolavori presenti in archivio, sculture in cera e calchi di opere dei maggiori maestri fiorentini del Settecento: la Venere de’ Medici, l’Arrotino e l’Amore Psiche, nonché le maioliche per le Esposizioni Universali e le ceramiche Art Déco di Gio Ponti, direttore artistico di Richard-Ginori dal 1923 al 1930.
Oggi l’edificio che ospita il museo sta affrontando importanti lavori di risanamento, necessari dopo gli anni di abbandono dal 2013. Nel frattempo, è il nuovo sito web ad aprirci le porte: «Il museo», spiega il presidente della Fondazione Museo Ginori, Tomaso Montanari «è temporaneamente inaccessibile al pubblico, ma è pronto a condividere conoscenza.
Vaso con papaveri in porcellana, Richard Ginori, 1902 circa (Museo Ginori)
Lanciare un sito a museo chiuso è una sfida, ma è anche un’occasione per portare in primo piano quello che comunemente rimane nascosto, ovvero il suo essere un centro di ricerca e di produzione culturale e una comunità impegnata a sviluppare un dialogo critico sul passato, sul presente e sul futuro». Il nuovo portale, infatti, è programmato per promuovere un’altra idea di museo: aperto, inclusivo e accessibile a tutti, anche attraverso metodi alternativi, come il magazine e il podcast. «Lo staff del museo» annuncia Montanari «ha appena terminato l’inventario digitale di oltre 10mila opere e il loro trasferimento in un luogo sicuro. Un’apposita sezione del sito documenterà anche l’avanzamento dei lavori di ristrutturazione della sede, che prenderanno finalmente il via questo autunno».