Senza fine - uno, 2020
Invisible city: le città “fluide” di Veronica Gaido
di Federica Malara MagliocchiNon solo fotografie, ma dipinti di luce e colore. Composizione e scomposizione. Un passaggio di materia che rende fluide e sinuose le architetture monumentali delle grandi metropoli. Queste sono solo alcune delle particolarità del lavoro di Veronica Gaido, la “pittrice della realtà”.
In mostra dal 19 ottobre al 10 dicembre al Complesso Monumentale Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta, per la seconda edizione di Pietrasanta Design Weekend, la serie fotografica Invisible city raccoglie gli scatti dell’artista dal 2015 a oggi. New York, Pechino, Miami, Tokyo: gli edifici di queste grandi metropoli si trasformano passando attraverso l’occhio di Veronica Gaido e diventano sostanza viva, liquida.
Pirra, 2018
«Dico sempre che non so dipingere, non so disegnare», afferma la fotografa, «ma in realtà uso la macchina fotografica come se fosse un pennello, e questo rende le mie foto molto pittoriche». Dopo anni di lavoro per aziende e progetti vari, l’esigenza di esprimere se stessa la porta a intraprendere un percorso artistico grazie al quale sviluppa la sua cifra stilistica - la fluidità - ottenuta grazie alla lunga esposizione. Nei suoi scatti, grattacieli e monumenti sono trattati come canne di bambù mosse dal vento, percorse dal tempo e dalle sue emozioni, in una visione dinamica che guarda alla pittura futurista. E proprio il Futurismo è uno dei movimenti a cui è più legata, essendo fortemente affascinata dal movimento, dalla scomposizione e ricomposizione dei corpi. L’arte in generale è una costante nel suo lavoro, un linguaggio da cui attinge per raccontare ciò che la affascina ed esprimere la sua visione della realtà. Ogni foto diventa così una storia di bellezza.
Guardami, 2020
Allo stesso modo è fondamentale per lei la letteratura, come fonte di ispirazione e punto di partenza dei suoi lavori. Nel caso di Invisible city l’ispirazione è data dal romanzo Le città invisibili di Italo Calvino, il suo scrittore preferito e quindi punto di riferimento molto importante. Come le città descritte nel romanzo, quelle fotografate da Veronica Gaido sono rappresentazioni soggettive della complessità urbana, che portano con sé le emozioni che hanno suscitato in lei, e prendono i nomi che Marco Polo dà loro nel racconto.
Scende il colore - due
Come afferma Calvino stesso, «D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda». Ogni città suscita emozioni diverse ed è importante a modo suo, non ce n’è una che prevale rispetto alle altre. Ma è singolare il suo rapporto con Milano, avendovi vissuto a lungo, e per questo è significativo anche lo scatto del Duomo che fece nel 2020, a cui ha dedicato molto tempo. Non usando la post-produzione, le luci e le ombre di una sua foto dipendono interamente dai dieci secondi in cui il soggetto viene immortalato dall’obiettivo.
Inferno dei viventi, 2023
«L’esposizione racconta di come le architetture, totem della nostra contemporaneità, esprimano le vite di chi i luoghi li vive, dimostrando quanto la sua fotografia sia più vicina all’arte che al reportage», scrive Maria Vittoria Baravelli, curatrice della mostra, «Corpi vicini, lontani, sfumati, accennati o a malapena visibili. Nelle immagini di Veronica, sembra che esploriamo la superficie delle cose, cercando di unire i pezzi e di delineare tutte le vite che non sono le nostre, o che forse avremmo potuto vivere se fossimo dall’altra parte del mondo».