architetture

L’archeologia del futuro firmata Lina Ghotmeh

L'architetta libanese di origine parigina Lina Ghotmeh (foto Laurence Geai)

L'architetta libanese di origine parigina Lina Ghotmeh (foto Laurence Geai)

 
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Nel mondo di Lina Ghotmeh, l’architettura è una forza gentile che specchia la città nella sua storia e ne amplifica il valore. «Vedo nel progetto uno strumento per conoscere ciò che ci circonda e dialogare, proprio come succede a tavola. Alle relazioni che nascono intorno al cibo mi ispiro per la mia idea di incontro tra architettura e spazio, che sono simbolicamente intrecciati». Per questo motivo, l’installazione per la Serpentine di Londra dell’architetta libanese con studio a Parigi s’intitola A table: «Ho chiamato così l’opera, interamente in legno e disassemblabile, per alludere all’atto di riunirsi attorno a un tavolo nel segno della convivialità. Questo concetto di condivisione e i rituali connessi svolgono un ruolo fondamentale nel dare forma al design. Il padiglione londinese rimanda all’umiltà, al bisogno di condivisione e di un ancoraggio alla natura: tutte cose che trovo essenziali, in questo momento storico».

L'edificio Stone Garden realizzato a Beirut, in Libano. Di tredici piani, con facciata di cemento e terra rigata con un "pettine" speciale, balconi verdi affacciati sulla città, si è salvato dall'esplosione del porto del 2020

L'edificio Stone Garden realizzato a Beirut, in Libano. Di tredici piani, con facciata di cemento e terra rigata con un "pettine" speciale, balconi verdi affacciati sulla città, si è salvato dall'esplosione del porto del 2020

 

Celebre per lo Stone Garden, l’edificio residenziale di Beirut che è un potente storytelling della capitale libanese perennemente in bilico tra macerie e rinascita, Ghotmeh spicca nel panorama dell’architettura contemporanea per il suo approccio personalissimo che lei stessa definisce archeologia del futuro. «Io e il mio team esaminiamo meticolosamente materiali e storia del luogo come farebbe un archeologo. L’archeologia del futuro è un modo di guardare all’architettura come un processo di ricerca: una sorta di scavo in movimento. Penso lo spazio come un palinsesto di storie e di narrazioni. Non possono esistere progetti senza un’indagine rigorosa dell’ambiente che porti alla luce il passato. Osservando l’ambiente e i materiali locali, l’architettura nasce in simbiosi con la natura ed esalta la memoria del luogo».

La città resiliente per antonomasia ha generato un’architetta dalla forte empatia. «Crescere a Beirut ha sicuramente influenzato il mio approccio. Beirut è stata testimone di tante civiltà: i Fenici, i Romani, gli Ottomani. È stata seppellita più volte dai terremoti. Camminarci vuol dire farsi sollecitare dalle sue archeologie aperte, da un paesaggio di costruzioni dilaniate dalla guerra dove il verde anima ogni interstizio possibile. È una città fortemente materica che rivela la sua profonda appartenenza al Mediterraneo e rivendica la bellezza in un paesaggio di distruzione. Beirut è un luogo di contraddizioni, dove trovano posto l’umano e il suo opposto. Viverci vuol dire mettere in discussione i valori della civiltà e andare a ricercarli dove pensiamo di averli perduti».
Il futuro National Choreography Centre di Tours, in Francia. Ricavato da un'ex caserma, riutilizza per la nuova costruzione materiali risultanti dalla dismissione del vecchio edificio

Il futuro National Choreography Centre di Tours, in Francia. Ricavato da un'ex caserma, riutilizza per la nuova costruzione materiali risultanti dalla dismissione del vecchio edificio

 

L’ultimo progetto di Ghotmeh sono gli Ateliers Hermès in Normandia, un complesso a emissioni minime di carbonio che ribadisce la vocazione green della progettista ben oltre le strizzatine d’occhio superficiali alla questione ambientale. «Non c’è più tempo per il greenwashing. La nostra relazione con la natura deve essere profonda e vera».
Sono 500mila i mattoni ricavati da terra locale e prodotti da fornaci vicine, con cui sono stati costruiti gli Atéliers Hermès di pelletteria, a energia geotermica, a Louviers, in Normandia

Sono 500mila i mattoni ricavati da terra locale e prodotti da fornaci vicine, con cui sono stati costruiti gli Atéliers Hermès di pelletteria, a energia geotermica, a Louviers, in Normandia

 

Gli Ateliers Hermès sono la prima manifattura francese a bassa emissione di carbonio ed energeticamente positiva, alimentata da geotermia e fotovoltaico e pensata in chiave bioclimatica, dunque orientata al sole per sfruttare la luce e il calore come anche la ventilazione naturale. Tutte soluzioni che hanno ridotto di molto il fabbisogno energetico del complesso. Il resto lo hanno fatto il ricorso ai materiali locali da cui prendono vita 550 mila mattoni artigianali. Un inno alla potenza del fattore umano, ma anche un’assunzione simbolica di responsabilità: quel che di buono l’architettura può fare, deve prima passare dalle mani dell’uomo.

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