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Sfida, magia, colore. Il vetro secondo Jan Plechá?, il designer che porterà in giro per il mondo l’antica arte boema

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Pochi lo ricorderanno al SaloneSatellite 2011. Il suo progetto era una sorta di smaterializzazione delle sedute che hanno fatto la storia del design, reinterpretate con tubi metallici saldati (Icons). Era la tesi di Jan Plechá?, che ha studiato architettura all’Accademia di Arti, Architettura e Design di Praga. Lo incontro nella capitale ceca, in occasione di Designblok: «Il SaloneSatellite è stato l’inizio della mia carriera, il mio primo confronto con designer stranieri. Ero curioso e pieno di aspettative. E mi ha portato fortuna, anche se devo ringraziare soprattutto Ji?í Pelcl che mi ha dato il coraggio di presentarmi».

Jan Plechá? nel suo stand di Moser premiato all'ultima edizione di Designblok2023. Foto Lukas Pelech.

 

Il noto architetto ceco ha seguito Plechá? durante tutto il suo corso di studi, ed è ancora il suo mentore oggi, che ha assunto la direzione artistica di Moser, la manifattura ceca che dal 1857 produce cristalli di lusso senza piombo, e della mostra Cosmos che sarà a Milano in occasione della Settimana del design 2024. «Il metallo è stato il mio primo materiale, anche Giulio Cappellini mi incaricò di disegnare una collezione per lui, ma ormai da dieci anni è il vetro che mi appassiona. L’occasione è stata la collezione di lampade Neverending Glory che ho sisegnato per Lasvit, ispirata al lampadario della Scala di Milano. Il vetro è un materiale incredibilmente magico, capace di assumere infinite forme e che ti consente di sperimentare sempre qualcosa di nuovo».

Il vaso Abyss prodotto da Moser in 99 esemplari. Foto di Ondrej Holubs

 

Come nella collezione Saint Polymère o nel vaso Abyss, entrambi per Moser. Quest’ultimo, con il suo blu intenso, è un omaggio al colore originale usato dal fondatore Ludwig Moser nel secolo scorso. Un blu che arriva direttamente dalle profondità marine condensato in ventidue chili di vetro fuso soffiato che fa di quest’opera una vera sfida alle abilità artigiane dei vetrai cechi. Alla fine, è un oggetto di sette chili, a metà strada tra arte e design.

«Cerco sempre di trovare un legame tra produzione manuale e industriale, pezzo unico e in serie. Non è facile trovare una sintesi tra un design da collezione e quello infinitamente riproducibile, ma è quello che sto cercando di fare con Moser. D’altra parte, lo stesso Abyss è al limite della riproducibilità. Soltanto un vetraio può realizzare un oggetto così pesante e infatti ce ne saranno novantanove pezzi».

Il rimorchio che trasporta la camera specchiata che alla Settimana del design 2024 porterà a Milano Cosmos, mostra sul design del vetro boemo.

 

Ma è anche un modo per esaltare la tradizionale lavorazione del vetro ceca, che è poi la missione che gli organizzatori di Designblok, Jana Zielinski e Jiri Macek, gli hanno affidato e che sarà di raccontata in una mostra itinerante sul vetro. «La loro idea era di creare un’attrazione mobile come la Scary House. Quindi ho pensato non a una mostra classica, ma a un’esperienza audiovisiva che immergesse il visitatore in un ambiente fortemente emozionale. La sfida più impegnativa è stata creare qualcosa di abbastanza grande da valere una visita, ma anche abbastanza piccolo da poter essere trasportato su strada nel mondo. Ecco perché ho progettato una stanza specchiata, che grazie ai suoi riflessi sembra infinitamente grande, mentre dall’esterno appare come un tir sistemato su un rimorchio di un camion. Ho creato un universo di vetro senza confini ottici, che riflette i tempi di oggi, che hanno praticamente perso i loro confini con l’aiuto di Internet e dei social network».

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