Per filo e per segno, tradizione e innovazione nelle trame della textile designer Eugenia Pinna
dal nostro inviato Carlo Alberto BucciNUORO – Ha come segno distintivo una piccola mandorla, un seme che unisce nella forma il maschile e il femminile. Ma dietro il logo che si muove nella trama delle opere di Eugenia Pinna come un girino nello stagno, c’è qualcosa che va al di là della natura e della tradizione tessile della Sardegna. Innanzitutto perché la storia dei tappeti sull’Isola è storia recente (le case erano povere e con gli animali dentro, impossibile immaginare una copertura elegante del pavimento). Poi perché la textile designer di Nule è tutta proiettata su una scala dell’alto artigianato che è internazionale. E che prevede, a livello progettuale, l’utilizzo della computer grafica. Prima di affidarsi alle mani veloci e alle braccia resistenti delle tessitrici di Nule.
Tessuti esposti come quadri
Al visitatore che, fino al 14 aprile, capiterà di visitare a Nuoro la mostra “Eugenia Pinna, la ricerca di una textile designer”, da poco inaugurata nello Spazio Ilisso della casa editrice diretta da Sebastiano Congiu, sembrerà probabilmente di entrare nel padiglione di una mostra d’arte contemporanea. E il fatto che il palazzo borghese di via Brofferio 23 abbia ospitato l’anno passato una importante antologica di Maria Lai, l’artista che ha fatto del filo e del tessuto la sua tavolozza per opere di carattere e respiro internazionale, come Documenta a Kassel o la Biennale di Venezia, rafforza questa suggestione. Ci ha pensato poi l’architetto Antonello Cuccu a evocare gli spazi dell’arte contemporanea con un allestimento che mette innanzitutto la maggior parte dei tappeti di Pinna a parete, come fossero quadri o arazzi. Ma anche arrotolati intorno a cilindri che scandiscono gli ambienti quasi fossero colonne di un tempio sacro, o cumuli di bazar orientali da Mille e una notte. E il dialogo che si viene a creare tra le linee orizzontali dei tessuti e i disegni dei pavimenti ottocenteschi mette il pubblico al centro di un accerchiamento fatto di geometrie e colori.
Le trame speciali
Sono una trentina i lavori, dal 2019 al 2022, che compongono l’esposizione curata da Anty Pansera. La studiosa milanese, con la mostra e con il testo in catalogo (Ilisso edizioni), guida il visitatore nella storia e nel linguaggio della 67enne artista/designer/artigiana. Che deve la sua decisione di dedicarsi all’arte tessile in seguito alla visita a Pesaro, nel lontano 1985, della mostra sulla Tessitura del Bauhaus, 1919-1939. Trame e orditi, lane e spolette non facevano parte della cultura familiare di Eugenia Pinna che, rimasta affascinata soprattutto dal lavoro tessile di Gunta Stoelzl, ha deciso da quel momento di lavorare al rinnovamento dell’arte del tappeto. La sua Nule, come del resto l’altro centro isolano del tessile, Sarule, era il luogo adatto per dare corso a un linguaggio nuovo e teso a superare gli schematismi e le geometrie sclerotizzate. E ci ha pensato poi il rapporto con la designer e artista tessile Paola Besana (1935-2021) a mettere la sua produzione in una prospettiva internazionale.
I grandi telai
Grazie allo sviluppo del telaio sardo dovuto all’impegno di Eugenio Tavolara, padre dell’alto artigianato sardo attraverso l’Enapi e L’I.s.o.l.a, Pinna si pone alla testa di un gruppo di tessitrici di Nule e mette in produzione opere di grandi dimensioni, rese possibili dal telaio per sei tessitrici contemporaneamente, presente nella cittadina in provincia di Sassari. Se il disegno nasce attraverso lo sviluppo di pattern ripetuti al pc di questa ex allieva dello Ied di Cagliari, è attraverso il rapporto con le amanuensi di Nule che i rombi si spezzano per suggerire albe e tramonti (Diamanti N1 e Diamanti G1), che le linee suggeriscono orizzonti di segni e tratteggi (come avviene in Oplà), che le fasce verticali (ad esempio in Chesò) ci riportano alle bande presenti nelle coperte della tradizione per segnare le linee, della testa e dei piedi, entro le quali trattenere il corpo e i sogni.
I colori naturali
Le lane impiegate da Eugenia Pinna, attenta anche ad inserire rafia, cotone o lino per movimentare ed arricchire la varietà materica del suo ordito, sono inoltre tinte con colori naturali, specializzazione ecologica che si deve anche a studi di Farmacia portati avanti in gioventù. «Eugenia – scrive Pansera citando Giuliana Altea – ottiene così cromatismi che muovono dalla “ruvidezza dei grigi, alla levità degli azzurri, all’intensità dei gialli saturi, delle ocre, dei senape, accostati in trame dense e pulsanti di luce”».
I monocromi e i germogli
Dallo smisuratamente grande dei monocromi, come il solare piano uniforme di Portospino PB, all’inifinitamente minuto delle virgole che animano la bicromia di Levante V1 (tappeto scelto per il manifesto della mostra di Nuoro), oscilla la misura del lavoro di Eugenia Pinna. Come a cercare non l’accordo ma la frizione tra gli estremi. E lungo le linee del suo ordito, ecco il seme “partorire” fili che escono dall’ordito per muoversi sul (e oltre il) tappeto come chiome al vento o rami di corallo rosso nel mare.