Refugees stand by a barbwire fence as Hungry closed the border line between Serbia and Hungary in Roszke, southern Hungary on September 15, 2015. A razor-wire barrier along the 175km border with Serbia is aimed at keeping out refugees entering from Serbia (Photo by Beata Zawrzel/NurPhoto via Getty Images)
Refugees stand by a barbwire fence as Hungry closed the border line between Serbia and Hungary in Roszke, southern Hungary on September 15, 2015. A razor-wire barrier along the 175km border with Serbia is aimed at keeping out refugees entering from Serbia (Photo by Beata Zawrzel/NurPhoto via Getty Images) 

Muri, droni, dogane il design thinking degli ambienti ostili

Un incontro di Prada Frames alla Settimana del design approfondisce luoghi, strumenti e fattori che favoriscono o ostacolano la mobilità umana fra Paesi
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Migranti sui mari inseguiti da droni, profughi bloccati alle dogane o rinchiusi da muri e reticolati, ma anche semplici viaggiatori che vedono rifiutarsi il visto solo perché cittadini – non necessariamente poveri – di Paesi poveri. La settimana del design che comincia ufficialmente oggi (in realtà in corso già da giorni) non è fatta solo di feste e di showroom pieni di mobili. Nella moltitudine di eventi – si contano a migliaia – ci sono anche incontri su temi di grande attualità come Infrastrutture della migrazione: confini, strade e resistenza, l’appuntamento di oggi della serie Prada Frames, che alla terza edizione conferma la vocazione per i contenuti di peso chiamando non celebrità ma le persone più preparate sull’argomento. Al Padiglione reale della Stazione centrale, che da solo merita una visita (e infatti in genere è a pagamento), ci saranno Marta Foresti, esperta di politiche di sviluppo e migratorie, fondatrice di Lago Collective, un’organizzazione che unisce ricerca, design, arte e cultura, senior advisor alla Moleskine Foundation e Odi Global, e Lorenzo Pezzani, architetto e ricercatore, insegna al Dipartimento delle Arti dell’università di Bologna, dove dirige il gruppo di ricerca Liminal. I due esperti parleranno dei fattori che favoriscono o ostacolano la mobilità umana, dai muri di confine ai campi profughi, fino ai passaporti digitali, e il modo in cui le politiche e le tecnologie influenzano gli spostamenti globali.

Marta Foresti

Marta Foresti

 

Lorenzo Pezzani

Lorenzo Pezzani

 

«Parlare di confini e di frontiere, di dogane al pubblico della Settimana del design», dice la Foresti, «è un fatto importante, anche perché proprio di design si tratta, per quanto in senso esteso: di progettazione. Che non riguarda solo luoghi fisici. Non dobbiamo sottovalutare i confini invisibili, quelli psicologici, in virtù dei quali contrapponiamo noi che siamo dentro agli altri, gli stranieri, gli emigranti, che sono tenuti fuori. Si tratta di design thinking, ovvero delle decisioni con cui vengono messe in opera strategie per confermare frontiere invisibili, ma solide quanto le dogane o altre infrastrutture. Mi ricordo quando nel 2023 a Venezia Lesley Lokko, architetta di origine ghanese curatrice della Biennale di Architettura, denunciò il fatto che due suoi collaboratori ghanesi non erano con lei perché l’ambasciata italiana in Ghana aveva rifiutato il visto, decisione paradossale se si considera che la Biennale era dedicata proprio all’Africa». E questo come c’entra? «Con il gruppo di ricerca Lago ci siamo concentrati sui visti temporanei per turismo e per affari, in genere trimestrali o semestrali, in area Schengen», spiega la Foresti, «studiandoli per anni. I dati hanno dimostrato un’inequivocabile relazione: se chi richiedeva il visto temporaneo aveva la nazionalità di uno dei Paesi considerati “poveri” in base al pil, aveva molte più probabilità che il visto gli fosse rifiutato, indipendentemente dalla sua personale condizione economica o dalle motivazioni della richiesta». Esiste quindi un’anomala distribuzione nella concessione dei visti in cui possiamo individuare un design, un progetto di respingimento. «C’è anche un costo economico. Per la domanda di visto si pagano 90 euro; nel 2023 sono stati respinti visti per un valore di €130M. Per dare maggior evidenza ai dati collaboriamo con designer di varia estrazione, molti italiani e quasi tutte donne, come Federica Fragapane e Tiziana Alocci». Un esempio? «Un’installazione sonora che associa note ai dati sui visti rifiutati, le percentuali dei respingimenti e i livelli di povertà».

I Formafantasma

I Formafantasma

 

«Ambiente ostile è il concetto da cui sono partito, rifacendomi all’affermazione che fece nel 2012 il ministro degli Interni inglese Theresa May: di volere fare dell’Inghilterra un ambiente ostile per scoraggiare i migranti. Con Liminal abbiamo studiato come si creano gli ambienti ostili. Per esempio nel Mediterraneo la sorveglianza aerea, anche con droni, dei barconi di migranti, ha indotto a scegliere nuove rotte, più lunghe e pericolose, e abbiamo cercato di dimostrare che chi sorveglia comunica le posizioni delle imbarcazioni a Paesi come la Libia, che interviene riportando i fuggitivi nelle proprie acque territoriali per punirli e torturarli». Vi siete occupati anche di migrazioni ambientali? «Sì, per esempio sulla costa fra Gambia e Senegal: pesanti pratiche estrattive e di pesca massiva da parte di flotte di multinazionali che producono mangimi a base di polvere di pesce ha affamato le popolazioni della zona, costringendole a spostarsi verso i Paesi africani vicini o perfino ad affrontare viaggi molto pericolosi verso le Isole Canarie».

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