Ce lo aveva già insegnato Michael Pollan nel suo bellissimo La botanica del desiderio: l’ambiente naturale, le piante, non sono una scenografia passiva delle nostre vite. Non solo ci nutrono, ci guariscono, ci vestono, ci infondono piacere, ma da sempre si adattano al nostro costruito, interagiscono con la nostra Storia. Come esseri umani stiamo forse cominciando a capire che, quello che credevamo fosse un dominio assoluto, era in vero una relazione malposta. Il botanico e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale Stefano Mancuso, che a Milano darà il suo contributo scientifico all’installazione di Evastomper, lo afferma da anni: gli esseri vegetali sono così consapevoli dell’ambiente in cui vivono da essere capaci di scegliere, imparare e ricordare, e soprattutto da essere in grado di sviluppare tattiche di sopravvivenza raffinate. La Nazione delle Piante, dal titolo del suo libro forse più famoso, è quella più importante, diffusa e potente della Terra. Anche il design pare essersene accorto. Prendendo a prestito il linguaggio provocatorio dell’arte contemporanea, mescolando scenari e immaginari, teatro e danza, la maestria artigiana e il solito pragmatismo progettuale, punta il dito sui grandi temi ambientali.
Anime verdi: Sculture in legno, alluminio riciclato, polvere di marmo, lana annodata e composizioni vegetali di grande formato. In Lakapoliesis Matteo Cibic ridefinisce il rapporto tra animali e piante, che per inciso, hanno emozioni e sentimenti. Dove: Fondazione Luigi Rovati, Corso Venezia 52 (foto Benjamin Vallet)
Rocio Berenguer che impersonifica, travestito da entità metà umana metà vegetale, una ludica transizione ecologica, invitando il pubblico a partecipare a una festosa mutazione vegetale; Matteo Cibic che dà voce e valore alle emozioni e ai sentimenti dell’universo arboreo alludendo a un futuro in cui le piante saranno in grado di sprigionare profumi e prodotti;
l’arte botanica di Ruby Barber del Studio Mary Lennox; o la grande installazione Nobody Owns the Land: Earth, Forest, Mahk dell’architetta coreana Byoung Soo Cho, per la prima volta in Italia (nel Cortile d’Onore di Palazzo Litta, corso Magenta 24), ci dicono che, al di là del manufatto o della rappresentazione materiale, il design sta nel messaggio: se vogliamo veramente far parte di questo pianeta, persino intervenire su di esso con oggetti di senso, dobbiamo cessare di osservarlo dall’alto.
Mettere radici: Studio Evastomper (Giovanni Capri e Annalisa Nieddu) firma Portanuova Vertical Connection, architettura temporanea sulla relazione tra e con le piante per affrontare le questioni ambientali. Dove: piazza Gae Aulenti. Prenotazioni sull?App Portanuova Milano
Dopo aver inteso il progresso come una progressiva emancipazione dal naturale, oggi torniamo a riflettere sul rapporto tra Uomo e Terra, e guardiamo al mondo vegetale non più come strumento e materia a nostro servizio, ma come un’ulteriore voce che abita quel patrimonio comune che è il nostro pianeta. Quella Terra che, per usare le parole di Byoung Soo Cho, nessuno possiede, ma tutti vivono. Insieme.
Biofilia per tutti - The Forest, il primo spazio di lavoro in Italia certificato Biophilic Design. Qui il verde, grande albero centrale compreso, non è un elemento decorativo, ma una soluzione
progettuale per creare ambienti rigeneranti. Dove: Edileco Milano Hub, largo Carrobbio 2