Nell’ecosistema di Ikea è un unicum e un apice, una vecchia conoscenza con il sapore assoluto della novità, che vuole primeggiare come una capitale, la sua, di cui ha preso in fierezza il nome. Stockholm 2025, nuova collezione del marchio svedese, è l’ultima versione di una linea nata quarant’anni fa esatti da un’idea del fondatore e nume tutelare Ingvar Kamprad, che al design popolare della sua creatura ha voluto affiancare un derivazione più raffinata, ma sempre di amichevole prezzo. Anche adesso nonostante il rovere massiccio, i vasi in vetro soffiato a bocca, la pelle o gli intrecci artigianali dei tessili.
Alcuni modelli dei vasi in vetro soffiato a bocca della nuova collezione Stockholm di Ikea che quest’anno compie quarant’anni
Lo sbarco ufficiale sui celebri scaffali è previsto tra due giorni, ma Design ha potuto scoprirla in anteprima quest’inverno, proprio nella cornice di Stoccolma. A cui deve molto, per la sua composizione ad arcipelago «perché ogni elemento è stato creato a sé, indipendente e libero di associarsi agli altri. Per il richiamo armonico alla natura nei colori, nell’autenticità, e nel respiro di una città dove ci si muove per metà sull’acqua, e puoi prendere una barca e ritrovarti nella foresta in venti minuti», racconta Karin Gustavsson, direttrice creativa della collezione.
Nell’allestimento su due piani di uno dei palazzi storici del centro, la luce bianca di una mattina nevosa si sparpaglia generosa sulle nervature del rovere, sulle ampie poltrone in rattan, sul turchese esplosivo di Alham, tra i pezzi più pregiati, un divano modulare a cui Ola Wihlborg, uno dei tre designer della linea, ha regalato «una linea morbida con imbottitura di schiuma modellata a freddo e molle insacchettate perché col tempo non perdesse la sua forma.
Ci sono voluti trenta prototipi prima di trovare quello giusto», ricorda. «E molto lavoro anche per gli ensemble di tavoli e sedie che ho disegnato pensando tra l’altro all’effetto degli schienali visti da dietro, quando sono accostate al tavolo. Per loro ho scelto il rovere, un materiale che invecchia con grazia». E la pelle, che riveste le sedute con un écru delicato.
Un colore che occhieggia anche tra i verdi e il ruggine delle trame dei tappeti in pura lana, tessuti a mano da artigiani esperti che Paulin Machado, altra designer del trio, ha scovato in India, dove ha vissuto per quattro anni. Per i pattern dice di essersi ispirata «al folklore locale, aggiungendo un tocco più svedese in quelli con i motivi a betulla, che ho ripreso anche per cuscini e paralumi, perché la natura è il miglior designer», e serpeggia potente e leggera in tutti gli ambienti con i bruni dell’autunno, il ghiaccio più invernale, e l’ariosità estiva del pino e del rattan, i preferiti di Nike Karlsson, il terzo creativo di Stockholm. Sono sue le sedie rosso brillante in faggio lavorato a mano, l’eco-divano imbottito in lattice naturale e fibra di cocco al posto della classica schiuma, una primizia per l’Ikea. E il lampadario di ispirazione veneziana costato due anni di lavoro, che la product development dell’illuminazione Chiara Ripalti all’inizio bocciò. «Il must dell’azienda è avere un design democratico, accessibile per tutti», spiega, «e il lampadario di Nike aveva troppe luci che facevano lievitare il prezzo. Adesso ce n’è una sola al centro, e il gioco di cilindri in vetro borosilicato a cascata che la circondano in due cerchi concentrici ne amplifica il bagliore grazie ad un gioco di rifrazioni, rendendolo molto luminoso».
Verrà venduto con un paio di guanti bianchi in cotone per non lasciare impronte al montaggio. Chicca di praticità, natura ed eleganza, sunto della collezione e di una città.