L’attrazione per un oggetto di design funziona esattamente come un colpo di fulmine. Ti cattura da lontano, ti incuriosisce, ti spinge ad avvicinarti. Poi, quando sei lì, così vicino, inizi a scoprirne i dettagli: la rotondità delle forme, la qualità delle cuciture, la morbidezza del tessuto. La seduzione, nel design, è fatta di dettagli. «Quando ti innamori di qualcuno, è come se fosse qualcosa che non hai mai provato prima, qualcosa che non hai mai visto prima. E nel design è lo stesso: un pezzo d’arredo deve essere unico, nuovo e completamente libero da riferimenti del passato», racconta il designer francese Christophe Delcourt.
Il suo approccio alla progettazione è viscerale, guidato dalla ricerca di forme inedite, da un’attenzione quasi ossessiva ai volumi, ai pieni e ai vuoti. E proprio da questa suggestione nasce Emile, il divano modulare progettato per la nuova collezione di Molteni&C. La collaborazione si è sviluppata con l’idea di creare una serie di pezzi (tavoli, poltrone, consolle e divani) che fossero capaci di dialogare tra loro in armonia, senza però per forza appartenere a una stessa “famiglia”.
Uno dei possibili esiti formali di Emile, sistema modulare inscritto in una collezione di elementi firmati da Delcourt per Molteni&C
«È così, ogni elemento ha una vita propria. Ma quando sono insieme sono in grado di raccontare qualcosa di diverso, di più, da quello che avrebbero evocato singolarmente», spiega Delcourt. Il suo metodo progettuale è quasi artistico, come un pittore davanti alla tela bianca, esplora le geometrie, definisce il ritmo delle forme, traccia equilibri tra pieni e vuoti. Ispirazioni artistiche si intuiscono in Emile: le sue linee continue si interrompono, si frammentano e poi si ricompongono. Il risultato è un divano pensato per essere vissuto, per adattarsi allo spazio e alle persone, per invecchiare con loro. Inoltre, per Delcourt nel progettare non si può prescindere dalla luce. «Un buon designer progetta già pensando a come la luce illuminerà l’oggetto, a come ne esalterà le curve, i volumi, insomma al modo in cui “abiterà” lo spazio», racconta.
La scelta dei materiali è altrettanto fondamentale, il tessuto, in particolare, è per lui ciò che dona anima a un divano, il dettaglio che più di tutti determina la sua capacità di attrarre e sedurre. «Una parte importante dell’attrazione che un divano esercita dipende dal tessuto», spiega. La materia non è solo un rivestimento ma un elemento poetico. D’altra parte, nel suo lavoro il confine tra produzione industriale e artigianato è impalpabile.
Un altro aspetto problematico è stato creare un divano modulare che fosse pensato per essere vissuto da ogni angolazione, senza necessariamente una parete a “coprirgli le spalle”, un oggetto relazionale sotto ogni prospettiva. «Oggi non cerchiamo più semplicemente un tavolo o un divano, ma un modo di vivere lo spazio in maniera fluida e naturale», afferma Delcourt, «la vera sfida di oggi è creare pezzi che non siano solo comparse, ma che occupino il cuore dello spazio, proprio come un’isola che emerge dall’oceano».
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Delcourt è aperto alle collaborazioni. Ogni suo progetto nasce dalla comprensione dell’identità dell’azienda con cui entra in relazione e dalla volontà di andare un po’ oltre. Da questo punto di vista, il rapporto con Molteni&C è stato fin dall’inizio stimolante: «Quando li ho incontrati per la prima volta mi hanno detto “sfidaci”, e questa è la tentazione più grande per un designer».
La possibilità di sperimentare, di esplorare nuove soluzioni, di portare la visione del marchio verso direzioni inedite è stata la chiave di questa collaborazione. Ma il design per Delcourt non è mai un gesto solitario, «Il risultato finale è sempre frutto di un contributo collettivo: delle persone che aiutano a sviluppare il progetto, degli artigiani che lo realizzano, della visione dell’azienda che te lo chiede e che poi ne segue il destino sul mercato, dove dovrà trovare il proprio posto e camminare con le proprie gambe».