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Laviani: “parati, i divertenti eredi degli affreschi”

Vitrali di Ferruccio Laviani per LondonArt: grafica forte rimandi decò in un wallpaper che fonde arte sacra e pop
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Ferruccio Laviani non è solo uno dei protagonisti del design italiano, ma anche un esploratore del linguaggio visivo e decorativo. Da oltre un decennio lavora con la carta da parati, considerandola molto più di un semplice elemento ornamentale. Per lui, si tratta di un vero e proprio mezzo espressivo, capace di trasformare profondamente lo spazio: «È un apparato decorativo che dà una sensazione diversa di spazio e situazione all’interno di una stanza». spiega. Le sue creazioni non si limitano a un’estetica fine a sé stessa, ma evocano paesaggi, raccontano storie, suggeriscono atmosfere.

Ferruccio Laviani, architetto e designer con il gusto della sperimentazione (foto Nicola Marfisi Agf)

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Fin dall’Ottocento, la carta da parati si è imposta come alternativa moderna all’affresco, e secondo Laviani ne è oggi la naturale evoluzione. Un punto di svolta nella sua ricerca è stata la collaborazione con LondonArt, laboratorio creativo e produttore italiano di carte da parati. «È nato tutto per caso», spiega Laviani. «Avevano visto alcuni miei lavori e mi hanno proposto una collaborazione. Non avevano mai visto il mio stile applicato alla carta da parati. Con loro posso lavorare in libertà: propongo idee, loro scelgono e poi le sviluppiamo insieme».
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Il processo creativo di Laviani è imprevedibile: «Non c’è un punto di partenza preciso. A volte un’idea nasce da un viaggio, da un’immagine vista per caso». È così che è nata, ad esempio Sumo, una delle sue carte da parati ispirata a un viaggio in Giappone del 2019. Dietro ogni progetto c’è sempre qualcosa di personale. «Ogni carta riflette una mia fase di vita, rappresenta la mia percezione del design di interni. È una possibilità di sperimentazione e cambiamento continuo».
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A Laviani non interessa seguire le tendenze. Anche per questo non ha una carta preferita: «I gusti cambiano, come cambia la vita. Una volta amo il classico, un’altra l’opposto. Ogni carta ha un suo carattere, è un po’ tutto e il contrario di tutto».

L’evoluzione tecnologica ha giocato un ruolo fondamentale nella sua ricerca: “Fino a pochi anni fa la carta da parati era solo a rotoli, con motivi ripetuti. Oggi, grazie alla stampa digitale, possiamo stampare immagini uniche, continue, anche su grandi superfici, inoltre, si è anche impermeabilizzata».
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Laviani crea anche tappeti. Analogie con le carte? «Parlano la stessa lingua. Una volta il tappeto era un oggetto a parte, oggi torna protagonista grazie a questo nuovo approccio decorativo». Il design diventa sempre più un campo di contaminazione, dove superfici e materiali dialogano tra loro in modo semplice e lineare.

Laviani non dà regole assolute sull’uso della carta da parati, al contrario, invita a sperimentare. «Si può usare su tutte le pareti di una stanza, oppure solo su una. Può diventare background per opere d’arte, può avvolgere completamente un ambiente o limitarsi a un dettaglio decorativo». Ogni progetto nasce da un’idea diversa, ogni scelta decorativa parla una lingua unica.

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