È sorprendente inoltrarsi nell’anima e negli occhi di Graciela Iturbide, riconosciuta come la più grande fotografa vivente dell’America Latina. È un incontro magico con l’altrove, come nei romanzi di Gabriel García Márquez. Il nostro avviene in video call, lei è nel suo studio a Città del Messico, dove è nata nel 1942. Capello cortissimo, sguardo diretto e fiero, abito ricamato, l’aria di chi, a 83 anni, ha appena fatto una marachella. Dietro di lei, negli scaffali del suo archivio, tante scatole nere: conventos, L.A., Europa, animales, muerte, Toledo, moda, India, objetos. Alcuni dei soggetti che porterà a Milano, nelle sale dell’università Iulm, per la mostra (accompagnata da una serie di incontri) che ha aperto lo scorso 14 ottobre, a cura di Sergio Raúl Arroyo, e che si intitola, non a caso, Il viaggio dell’anima (El viaje del alma, in spagnolo).
Graciela Iturbide, autoritratto, ¿Ojos para volar? (Occhi per volare?), Coyoacan, Messico, 1999
84 le opere, rigorosamente in bianco e nero per catturare luci, ombre e forme, che ruotano intorno al tema del viaggio. Alcune si chiamano come i luoghi – Ostia, Lugo, Benarés, Ciudad de México –, altre evocano stati d’animo – Duelo (lutto), Sogno – altre ancora ritraggono popolazioni indigene, come Nuestra Señora de las Iguanas, coronata di iguane (vive), dal portamento regale. Tra le eredi della cultura zapoteca di Juchitán, nel sud del Messico, cui si ispirava anche Frida Khalo, Gabriela ha vissuto molti mesi.
Una donna fotografata a Daca, in Bangladesh nel 2013
(al)«Le donne là sono molto libere, forti, politiche, vivevo nelle loro case, c’era molta complicità, così ho potuto fotografarle bene. Sono stata anche con il popolo Seri nel nord del Messico — vivono nella sabbia del deserto — per un mese e mezzo». Graciela scatta fotografie da sempre, ma viene da una famiglia conservatrice e scopre, già moglie e mamma (di architetti), che può diventare la sua professione. «Da giovane ho avuto tre figli poi ho iniziato a studiare cinema», racconta, «e lì ho incontrato il mio maestro, Manuel Álvarez Bravo, che mi ha insegnato la vita e anche la fotografia».
Nuestra Señora de las Iguanas, Juchitán, Oaxaca, Messico, 1979
Le chiedo cosa le abbia insegnato della vita, il maestro della fotografia messicana. «Aveva un bigliettino nel suo laboratorio che diceva: c’è tempo. Mi diceva: Graciela, prenditi il tempo di fare le tue fotografie. Leggeva molto, era un poeta solitario, mi ha insegnato soprattutto a essere me stessa. La fotografia mi ha dato la libertà di conoscere il mondo, le culture che ho incontrato, i luoghi. Adoro imparare».
Tra i tanti viaggi, è stata a lungo anche in Italia, a Roma, a Lugo, a Ostia, dove è morto Pasolini, «perché per me è un grande personaggio, anarchico. Il Vangelo secondo Matteo mi piace moltissimo. A Ostia ho realizzato buona parte del mio lavoro come omaggio a Pasolini». Sempre in cerca della sorpresa e dell’insolito, nell’ordinario, che sia una spiaggia, un giardino o un volto, per Graciela la fotografia è un rito. Continua a lavorare, ogni giorno esce a fotografare, sviluppa i negativi, controlla le sue stampe, sceglie le immagini che le piacciono – «il digitale lo lascio ad altri: a me piace il mio rituale». Henri Cartier-Bresson, che ha conosciuto a Parigi, diceva che esiste un momento decisivo: il momento in cui premi il pulsante della macchina fotografica.
Per lei ci sono due momenti: quello dello scatto e quello in cui sceglie la foto e la mette nella scatola a lei destinata. Quelle scatole nere che ora ha aperto per portare i suoi viaggi a Milano. «Viaggio come fenomeno di spostamento o contrapposizione rispetto all’idea della realtà come territorio statico o univoco», racconta Sergio, il curatore. «Per lei la fotografia è una forma di pensiero, un’immersione nell’inverosimile, un atto che rompe con ogni idea che ci suggerisce di abitare un pianeta uniforme. Lo sguardo di Graciela ci mette in contatto con un mondo interiore carico di interrogativi e, per così dire, di una poesia a volte oscura e asimmetrica». Grazie Graciela, per questo viaggio nella tua anima.