Gio Ponti, l’alfabeto della fantasia
di Francesca Gugliotta«Belli e impossibili, adatti solo a voli di fantasia», come li definisce Salvatore Licitra, nipote del grande architetto e curatore di Gio Ponti Archives, sono gli otto oggetti della prima collezione collezione di Gio Ponti per Molteni&C. Gio Ponti, il luminare dell’architettura scomparso nel 1979. Gli otto pezzi editi da Molteni&C sono stati scelti da un archivio di oltre 250 creazioni Il vassoio Architettura riprende la forma esagonale cara a Ponti perché archetipo universale comprensibile a tutti «Il Bucchero è una tipica operazione alla Ponti: resuscitare forme e tecniche del passato, come quelle etrusche, e farle rivivere nelle case moderne», spiega Licitra Molti oggetti del maestro nascono come doni, come la Mano a sei dita, frutto di uno scambio epistolare scherzoso con l’orafo-artista Lino Sabattini Con Sabattini Ponti crea anche 7 Tubi: scultura, vaso e candelabro insieme, una micro architettura sospesa che poggia su tre dei sette tubi che la compongono I Colombi, piegati come origami da un unico foglio di metallo, sono nati come segnaposto in argento. Oggi tornano come piccole sculture Le bottiglie di legno sono degli espedienti teatrali: Ponti le inserisce negli allestimenti per creare atmosfere accoglienti e dare misura agli spazi
«Sono giocosi, non hanno una funzione se non quella di accendere l’immaginazione», spiega Licitra. «Forme eleganti e architettoniche ma soprattutto essenziali, il loro senso non risiede nei materiali pregiati o nelle tecniche raffinate con cui sono realizzati, bensì nella semplicità. Sono immediatamente riconoscibili, quello di Ponti è un alfabeto universale che ci affratella. Ponti sarebbe felice di vederli animare le case di tutti, perché voleva parlare al mondo. Già nel 1957 scriveva Amate l'architettura in italiano, inglese e giapponese», ricorda Licitra.
Questa è la chiave per capire il suo lavoro: «Ha disegnato di tutto, una produzione sterminata che ha un’unica lettura colorata e allegra che gli ha consentito di essere multiforme. Non era un esperto di sedie, ma di stili di vita. I suoi progetti erano pensati per piacere a ogni latitudine, universali ma unici, personali, nati spesso dall'amicizia con i clienti».
La collezione, composta da otto oggetti, è disponibile nei flagship store selezionati e sull’e-commerce di Molteni&C. Il lancio della collezione nel periodo prenatalizio non è casuale: «Molti di questi oggetti erano doni per amici e committenti, come la Mano a sei dita, nata da uno scherzoso scambio epistolare con l’orafo-artista Lino Sabattini».
La direzione creativa della campagna fotografica è affidata a Elisa Ossino, che spiega: «Sono partita dall’immaginario di Ponti per restituire quella relazione dinamica tra forma, colore e ritmo che è centrale nel suo pensiero. Volevo tradurre la tensione tra ordine e libertà espressiva in un linguaggio contemporaneo, con pattern geometrici che evocano i motivi di Villa Planchart».
Triangoli, rombi e campiture cromatiche costruiscono uno spazio che non si limita a presentare gli oggetti, ma a mettere in scena un vero e proprio dialogo visivo con essi: «Mi ha colpito la capacità di Ponti di creare oggetti espressivi a partire da forme essenziali, quasi archetipiche, e di amplificarne la presenza attraverso superfici riflettenti», continua Ossino. «Ho cercato di instaurare un dialogo, più che una distanza, con Ponti. Ho lavorato per sottrazione, lasciando che fossero la luce, i materiali e il ritmo delle geometrie a raccontare la sua modernità».
Dalla collezione emerge una visione teatrale della casa, in cui l’uomo è il regista, capace di immaginare e dare forma alla realtà: «L’insegnamento di Ponti è usare la fantasia per vivere una vita felice, circondati da oggetti semplici, anche apparentemente inutili, ma che sono occasioni di sguardo», conclude Licitra.
«Da bambino, la domenica andavo dal nonno: ricordo le stanze piene di cose e colori. Era scherzoso con noi nipoti, per divertirci dipingeva sul plexiglas e poi fingeva di romperlo, dicendo: “Attenti, adesso questo bel quadro di vetro cade!”. Era teatrale anche in questo. La collezione restituisce questa sua leggerezza».