Villa Planchart la capisci solo se ci entri

La scala a vista con rivestimento in ceramica e statue di Fausta Melotti e la poltrona D.154.2 di Ponti

La scala a vista con rivestimento in ceramica e statue di Fausta Melotti e la poltrona D.154.2 di Ponti

 
L’opera-manifesto di Gio Ponti nuovamente fotografata in occasione del Compasso d’Oro alla poltrona D.154.2, progettata apposta per la dimora
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La storia dell’architettura ci insegna che ci sono alcuni edifici che possono essere ammirati e compresi anche solo osservandoli dall’esterno, mentre ce ne sono altri che esigono di essere vissuti e penetrati anche dall’interno. Villa Planchart, realizzata da Gio Ponti nel 1956 su una collina sopra Caracas, in Venezuela, è uno di questi.


La si deve percepire dinamicamente, entrandoci dentro. Lo diceva chiaramente lo stesso architetto: “Villa Planchart è progettata per essere continuamente osservata dall’occhio in movimento”. Commissionata dai collezionisti d’arte Anala e Armando Planchart, la villa riflette ed esprime compiutamente l’idea progettuale di Ponti e la sua visione dell’architettura come opera d’arte totale, in cui ogni dettaglio – esterno e interno – concorre a creare un ambiente armonioso.

Bianca e cristallina, librata come una farfalla su una collina che domina la capitale venezuelana, con il suo tetto sospeso che dialoga con il verde tropicale circostante, è soprattutto negli interni che la villa rivela la sua vera unicità: gli ambienti, progettati meticolosamente da Ponti, sono un trionfo di colori, forme e materiali che si fondono in un tutto omogeneo.
L'ala a forte sbalzo della pensilina che ombreggia lo spazio verso l'ingresso

L'ala a forte sbalzo della pensilina che ombreggia lo spazio verso l'ingresso

 

Le soluzioni spaziali innovative, come gli arredi su misura, i corrimani con mensole integrate, i grandi armadi a muro che fungono anche da murales astratti, i blocchi in marmo italiano di diversi colori che rivestono il pavimento e i sofisticati sistemi di illuminazione sono di una bellezza ancor oggi sorprendente. E la collaborazione con artisti come lo scultore Fausto Melotti (che ha creato un grande mosaico in ceramica per il patio della villa) e il paesaggista Roberto Burle Marx (che ha disegnato un piccolo giardino tropicale) riesce a dar vita a una sinfonia visiva che conferisce a ogni stanza una sua specifica e inconfondibile identità.
Il soggiorno a doppia altezza di Villa Planchart è un ambiente ampio e luminoso, con un pavimento policromo con motivi geometrici. In evidenza la poltrona D.154.2 e il divanetto Due Foglie

Il soggiorno a doppia altezza di Villa Planchart è un ambiente ampio e luminoso, con un pavimento policromo con motivi geometrici. In evidenza la poltrona D.154.2 e il divanetto Due Foglie

 

Tra i mobili creati da Ponti per Villa Planchart, la poltrona senza tempo D.154.2 è diventata un simbolo. Con la sua scocca rigida e la contro-scocca morbida, rappresenta una fusione perfetta tra comfort e design all’avanguardia. Questo pezzo, che riflette l’approccio innovativo di Ponti all’utilizzo di materiali moderni come il poliuretano, nel 2024 ha ricevuto il Compasso d’Oro alla Carriera. Per celebrare questo importante riconoscimento, Molteni&C ha deciso di rieditare due poltrone D.154.2 – già parte della Collezione Gio Ponti dal 2015 – nei colori originali immaginati da Gio Ponti negli anni ’50: sabbia e verde e di rifotografare Villa Planchart con gli arredi.

Una di queste edizioni speciali è stata donata all’Adi di Milano, l’altra alla Fondazione Anala y Armando Planchart a Caracas, con l’intento di riportare in vita la visione creativa di Gio Ponti e di ricollocare la poltrona nello spazio e nell’ambiente per cui era stata progettata. Perché questa è la lezione che Gio Ponti lascia a chi è venuto dopo di lui: l’architettura è una pratica progettuale integrata e complessa, che deve saper armonizzare scale diverse facendo dialogare interni e esterni, e l’architetto è un progettista che deve saper dedicare a ogni dettaglio la cura che un direttore d’orchestra riserva a ogni strumento. “A disegnare villa Planchart”, scrisse Gio Ponti su Domus nel 1955, “io ho dedicato tutto me stesso, e in essa ho potuto mettere in atto in pieno il mio modo di pensare un’architettura, nell’esterno e nell’interno”.
La facciata trasparente instaura una connessione fluida fra interno ed esterno

La facciata trasparente instaura una connessione fluida fra interno ed esterno

 

Frutto di una straordinaria combinazione tra un committente entusiasta dell’avventura e un architetto che si è trovato a poter sprigionare tutta la sua audacia visionaria senza dover sottostare a compromessi di alcun tipo, Villa Planchart – con i suoi arredi prodotti in piccola serie o artigianalmente in Italia, e trasportati in Venezuela via nave – resta uno degli esiti più alti del lavoro di Gio Ponti e un esempio emblematico della potenza innovativa dell’architettura del ’900.

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