Due anni fa Tahlequah (J35) nuotò per mille miglia, fino alla costa ligure, trascinando il suo piccolo rimasto senza vita. Ora J57 è al suo fianco: i cetacei sono stati avvistati tra Canada e Usa
2 minuti di lettura
Dall'altra parte del mondo, una grande orca ci insegna ancora una volta perché la speranza è davvero l'ultima a morire. Tahlequah, o anche J35, è un orca femmina che nell'estate di due anni fa fece commuovere il mondo: dal Pacifico sino alle acque del Canada nuotò per oltre 1000 miglia e 17 giorni - sotto gli occhi di ricercatori e fotografi - trascinando con il muso il suo piccolo cucciolo rimasto senza vita. Lo spingeva avanti, lo recuperava se restava indietro, lo sosteneva se il corpo perdeva equilibrio o finiva sotto. Lui non c'era più, ma lei non mollava.
Non lo lasciava andare, non ne accettava la morte. L'orca - in questo rituale funebre già osservato in diversi cetacei - andò avanti per giorni, fino al momento in cui cedette lasciandolo andare a fondo. Oggi, due anni dopo quelle immagini strazianti e cariche di lacrime, Tahlequah è nuovamente madre: i ricercatori del Whale Research, dopo aver ipotizzato che fosse incinta, il 5 settembre l'hanno effettivamente immortalata al fianco di un nuovo cucciolo.
Per gli esperti che l'hanno seguita, come i ricercatori Dave Ellifrit e Katie Jones, è una notizia bellissima, carica di speranza. J35 dopo il lutto e una nuova lunghissima gestazione è stata nuovamente in grado di partorire e il suo cucciolo appare "sano" e "nuota vigorosamente accanto alla madre" spiegano biologi e professionisti che monitorano le acque tra Stati Uniti e Canada.
Secondo gli esperti, il cucciolo chiamato "J57" sarebbe nato il 4 settembre dopo una gestazione iniziata nel febbraio 2019. La speranza, per Tahlequah, è che non debba rivivere il lutto che la rese famosa in tutto il mondo. Lo stesso osservato anche in Italia, nei mesi scorsi, quando un pod (gruppo) di orche raggiunse e stazionò per diversi giorni in Liguria e dove una madre fu costretta a trascinare il suo cucciolo morto da poco, prima di cedere all'evidenza della morte.
"Speriamo che questa volta la storia di J57 sia a buon fine. Purtroppo i cetacei negli ultimi anni soffrono per stress nutrizionale e molte gravidanze falliscono e per i cuccioli c'è una mortalità del 40%" spiegano dal Whale Research Center.
In un mondo piegato e sconvolto dalle dinamiche e gli effetti della crisi climatica in corso, ci sono per esempio molti meno salmoni: le orche, che si nutrono di questi pesci, ne risentono, e cambiano di conseguenza i loro percorsi, spesso e volentieri a caccia di nuovo cibo, esponendo i cuccioli a rischi sempre maggiori.
Alaska, l'avvistamento: raro esemplare di orca bianca passa accanto alla nave
Ad oggi non c'è modo di prevedere come se la caveranno Tahlequah e il suo cucciolo e se avranno abbastanza cibo per sopravvivere. Di sicuro, tra le acque dello Stato americano di Washington e la provincia canadese della Columbia Britannica, i biologi continueranno a tenere sott'occhio la grande popolazione di oltre settanta orche censite a luglio e osservata speciale, naturalmente, sarà Tahlequah: l'orca che ci insegna a continuare a sperare, anche quando tutto sembra finito.