Cara Mirella Vecchi (nome di fantasia), la presente letterina è per esprimerti la mia solidarietà. Da ore la rete ti sta massacrando per una battuta, orrenda, per carità, sul bimbo africano morto nel carrello di un Airbus: “Ha pensato di farsi rimborsare il biglietto?”. Sei oggetto di programmi radio, articolesse, interviste, commenti a raffica. Il tuo profilo Facebook, nel quale per ironia della sorte appari con un piccino in braccio, è infestato da buonisti come me che ti trattano come se tu fossi la causa della tua imbecillità. Invece sei l’effetto. L’effetto del sovranismo altrui, del gatto-leghismo che mischia odio e becchime per like, di tutti quelli che non hanno saputo fermare questa deriva inseguendone invece toni e temi. Un po’ come quell’altro, il vigile di Trieste che, sempre su Facebook, ha scritto che Anpi e Sardine andrebbero sciolti nell’acido. Sei, siete, persona abbiette, ma i responsabili siamo noi che a furia di sentirci minoranza lo siamo diventati. Quindi scusaci tantissimo. E perdona soprattutto il sottoscritto, che nonostante tutto continua a credere nel suffragio universale. Non sei tu, sono io.