Nella realtà spannometrica che ci circonda, dove luminari della scienza litigano tra loro, i Paesi di confine ci trattano come se avessimo la lebbra, le Mauritius ci negano la sacrosanta tintarella invernale, la gente continua a far scorta di mascherine inutili e generi ad alta deperibilità, le chat dei genitori andrebbero messe tutte in quarantena, Lapo Elkann risulta di gran lunga il più equilibrato del mazzo, il grande privilegio di una rubrica quotidiana rischia di essere preso in ostaggio, come tutti, dal virus. Per fortuna c'è il cosiddetto centrosinistra. Così, ieri sera, mentre vagavo alla ricerca di uno spunto per queste righe, mi sono imbattuto nel tweet di un Dalai che credevo essere l'ex presidente del Trentino (si chiama Dellai) e ho invece scoperto essere un ex Pd di Verona - candidato sindaco in provincia: perse 85 a 15 - passato con Renzi. Dalai, commentando la nomina della sindaca di Marzabotto alla presidenza del Pd, ha postato un vecchio manifesto dell'Urss riproducente Marx, Stalin, Lenin ed Engels, con la didascalia "il partito di Zingaretti". Zingaretti. Come Stalin. Nel 2020. Ma manco più Gasparri, manco.