L’altro giorno il presidente Mattarella ha compiuto un gesto non negoziabile: bello, decisivo e basta. Ha invitato in Italia il presidente sloveno, gli ha teso la mano alla foiba di Basovizza per commemorarne le vittime innocenti, ha “restituito” alla comunità slava la locale Casa del Popolo distrutta dai fascisti agli albori del Ventennio. Pacificazione, lungimiranza, senso dello Stato. Di cui Giorgia Meloni si è amareggiata in un post su Twitter (sunto: la Casa del Popolo dovevamo tenercela) scatenando una ridda di commenti in cui l’accaduto veniva raccontato come una resa ai partigiani comunisti e non già come un semplice gesto di riassetto prospettico della Storia, in cui gli infoibati stavano sulla stessa linea di un racconto cominciato dai fascisti uccidendo 7000 (settemila) civili sloveni durante il protettorato di Lubiana. I morti inermi non hanno bandiera, questo hanno detto Mattarella e Pahor. Guardiamo avanti, uniti. Ma Meloni, per pura propaganda, per attirare le mosche di Forza Nuova che sono subito calate a frotte, ha deciso di usare ancora una volta le parole peggiori, divisive. Poi dicono che vediamo fascisti ovunque. Può darsi. Ma facciamo un patto: noi smettiamo di vederne, ma voi vi nascondete un po’ meglio.