Cinema, musica, tv: la giusta distanza per tornare a vivere
di CARLO MORETTI
Le idee, i provvedimenti, le soluzioni per permettere a set, teatri e studi tv di riaccendere le luci. Il web aiuta, ma si può fare di più
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Cerchiamo di immaginare come sarà la nuova edizione di Ballando con le stelle o anche una scena d’amore in un film o in una prossima fiction. Il coronavirus entrerà sempre più a fondo nelle nostre vite, influenzerà il nostro immaginario e in maniera sempre più determinante anche il modo in cui esso viene rappresentato. Nel prossimo futuro le produzioni di cinema, tv e show di intrattenimento cambieranno inevitabilmente volto. Succederà alla ripresa, già a partire da maggio e giugno, sin dalle prime battute della cosiddetta fase 2.
Un’idea di cosa potrà accadere la offre Giancarlo Leone, presidente dell’associazione APA che riunisce i produttori italiani dell’audiovisivo, ovvero cinema, fiction e intrattenimento in televisione, animazione e documentari. Un settore che ogni anno muove una spesa di circa un miliardo di euro: 380 milioni di euro per la produzione delle fiction, 320 milioni per l’intrattenimento, 250 per il cinema e 50 milioni tra documentari e animazione. “Il coronavirus ha già provocato danni al settore per circa 10 milioni di euro” osserva Leone. “Una cifra che si raggiunge calcolando le spese dovute alla chiusura o alla sospensione, nei due mesi appena trascorsi in isolamento, dei set di 12 serie televisive, di 10 documentari e di 7 film. Per il comparto cinema, al danno già calcolato vanno aggiunte le perdite dovute alla chiusura delle sale.
Un cinema chiuso a Roma
Intrattenimento, la road map delle produzioni
Le produzioni, però, si rimetteranno presto al lavoro. Leone accenna all’accordo che l’APA ha stretto in questi giorni con Rai e Mediaset: “Una precisa road map che prevede entro maggio la ripresa dei set di intrattenimento più semplici, se considerati alla luce delle precauzioni necessarie e del distanziamento sociale, poi toccherà agli show televisivi più complessi. L’accordo si basa sulla nuova considerazione che Rai e Mediaset nutrono rispetto alla programmazione di giugno e luglio, non più mesi estivi ma di stagione piena. Pesano sulla decisione due fattori fondamentali: poter offrire al pubblico un prodotto non più registrato, come ora, ma fresco; e l’aumento del pubblico di queste ultime settimane, una crescita di più del 20%, segno che l’atmosfera generale ha allargato la platea, e questo genera di conseguenza più pubblicità”. Entrando nel dettaglio degli ascolti televisivi, Leone sottolinea come nel daytime i telespettatori siano passati da una platea complessiva di 9 milioni a 12 milioni, mentre nella prima serata sono aumentati da circa 27 a 33 milioni.
Tutti a distanza, sui set e in televisione
La persistenza del coronavirus imporrà la modifica dei formati e un uso diverso di personaggi e ospiti. “Si sta già pensando di modificare le esibizioni in un programma come Ballando con le stelle”, rivela Leone. “Dovendo osservare la regola della distanza di due metri tra i ballerini si dovranno scegliere balli che possano essere realizzati senza la necessità di avvicinare o intrecciare i corpi, magari imitando i movimenti uno dell’altro. In uno show come L’eredità, invece di sei concorrenti intorno al tavolo si dovrà prevederne un numero ridotto”. Rivoluzione anche davanti al ciak: “A giugno è prevista la ripresa dei set cinematografici e delle produzioni seriali per la tv. Bisognerà osservare un protocollo fissato tra APA e Anica sulla base delle recenti direttive sanitarie. Vi si dovranno attenere tutti gli uffici di produzione, sia per la pre-produzione che per il lavoro sul set, dietro e davanti alla camera da presa, dal momento del trucco al ciak. Per le scene ravvicinate il protocollo prevede la certificazione della negatività al coronavirus, e che i due attori siano sottoposti a tampone o al test sierologico di nuova generazione, lo stesso utilizzato ora in Lombardia. Certo bisognerà valutare come questo impatterà sulle produzioni, soprattutto in termini di tempi, ma non esiste alternativa possibile”.
Tutto questo avrà certamente un impatto sui costi, per la sanitarizzazione del set, per l’adozione di misure precauzionali e di presidi sanitari, per gli orari di lavoro che si allungheranno: “Per un film che si gira in 7 settimane, ce ne vorranno 9” osserva Leone. “Servirà tempo per la scansione al termometro, per l’accesso differenziato e gli orari scaglionati, per accertare la presenza di un consulente medico. E certo anche il truccatore dovrà fare diversamente il suo lavoro, tutti processi che allungheranno i tempi delle pre-produzione”. Per l’aumento delle spese, si calcola che un film costerà mediamente 25 milioni in più, una fiction 38 milioni in più. Secondo voci attendibili, sembra che il MIBACT sia per questo orientato a concedere un aumento del 10% del tax credit.
La musica è cambiata
Se il mondo del cinema piange, quello della musica non ride. Sono già state cancellate molte date di artisti italiani e internazionali, mentre altre in programma d’estate, tra maggio, giugno e luglio, sono ancora in piedi ma nessuno crede che potranno svolgersi, nemmeno tra gli organizzatori, come i tour negli stadi di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Cesare Cremonini. Già cancellati tutti gli eventi all’Arena di Verona in programma a maggio, con gli show dei Modà, di Marrakesh e Emma, i tour di De Gregori, Masini e D’alessio. Tra gli artisti stranieri attesi in Italia, sono rinviati a data da destinarsi gli appuntamenti con Nick Cave & The Bad Seeds, il 9 giugno a Milano e l’11 a Roma, e Celine Dion attesa al Lucca Summer Festival il 25 luglio.
Secondo le stime di Assomusica, che riunisce gli organizzatori dei concerti, alla fine della stagione estiva le perdite per il solo settore del live ammonteranno a circa 350 milioni di euro. A questo vanno poi aggiunte le perdite legate all'indotto turistico, alberghi e spostamenti, che l’Associazione stima in circa 600 milioni di euro. Un duro colpo per i circa 60 mila lavoratori del settore, famiglie e imprese che attendono un supporto finanziario straordinario da parte delle Istituzioni. Perché tra quanti riprenderanno il lavoro nella “Fase due”, i lavoratori nella musica dei festival e dei concerti saranno gli ultimi tra gli ultimi.
Un teatro da piccolo schermo
Per il Teatro la situazione non è migliore. Chiusa la Scala, chiusi i maggiori teatri lirici in tutta Italia, chiusi i teatri di prosa pubblici e privati. Attori, registi, orchestrali, scenografi, parrucchieri, sarti, truccatori, tecnici audio e video, sono tra quei lavoratori "invisibili" che non sanno quando potranno tornare a lavorare. L’Agis, l’Associazione generale italiana dello spettacolo, stima che la perdita al botteghino sia stata di circa 20 milioni di euro alla settimana, dunque complessivamente di circa 170 milioni di euro, finora. Per aiutare i lavoratori del teatro durante questa crisi, l’attrice Monica Guerritore ha lanciato l’idea della registrazione da parte delle telecamere della Rai degli spettacoli a porte chiuse, così da sostenere le compagnie e offrire attraverso la televisione gli spettacoli che gli spettatori non potranno seguire a teatro. E non si sa per quanto tempo ancora.