Far ripartire i libri tra varie sfide

Dopo lo stop obbligatorio si assiste alla ripresa dell'e commerce e molte librerie si sono attrezzate per la consegna  a domicilio per i tanti italiani che hanno ricominciato a leggere sulla carta

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Le librerie sono state le prime a riaprire dopo la chiusura totale delle prime settimane di emergenza, ma ci vuole ben altro per far risollevare il settore dell’editoria libraria. Con l’11 marzo non solo si erano chiusi i punti vendita, ma le case editrici hanno bloccato ogni nuova uscita editoriale per non bruciare gli investimenti in promozione dei nuovi titoli. E in una manciata di settimane il mercato è andato giù del 60%. Poi qualcosa ha iniziato a muoversi, è ripreso l’e-commerce, la grande distribuzione non ha sigillato gli scaffali dei libri dei maggiori supermercati, e in 800 di questi, sui 2 mila totali che hanno i libri tra le loro referenze, si è ripreso a vendere. Nel frattempo 300 librerie si sono attrezzate per la consegna a domicilio. Risultato: le vendite progressive dell’anno hanno preso a risalire, prima meno 40%, poi meno 27%. «Oggi siamo a meno 18%: la gdo è sotto del 30% anche per mancanza di novità editoriali. In compenso l’e-commerce, che vale quasi un terzo del mercato, è cresciuto del 60%». A parlare è Alberto Ottieri, ad di Emmelibri, subholding del gruppo Messaggerie nella distribuzione, dove ha una quota del 40% della filiera che sta tra l’editore e le librerie (e i magazzini dei grandi retailer online, Amazon in primis). La pandemia ha colpito un mercato che sembrava aver finalmente arrestato la grande caduta in corso da anni a causa del fatto che gli italiani comprano pochi libri, grazie a iniziative come il bonus per gli under 18 di cui ora si chiede una replica e un’estensione. I dati 2019 che l’Aie, l’associazione degli editori italiani, ha appena rilasciato rilevano un aumento del mercato in valore di quasi il 5%, a 1,5 miliardi di euro, al netto degli e-book, che valgono solo 71 milioni (+6%). E non è stato solo effetto di maggiori prezzi di copertina, perché è cresciuto anche il numero delle copie, risalito da 87 a 90 milioni (più 10 milioni di copie digitali). A questo valore vanno poi aggiunti altri 700 milioni di libri dell’editoria scolastica. Insomma, gli italiani hanno ripreso a comprare libri di carta. E il settore nel suo insieme, editori e distributori cercano di approfittare di questa congiuntura favorevole. La distribuzione è un nodo strategico: abbassare i costi di distribuzione aiuta gli editori; abbattere i tempi di consegna facilità gli acquisti, come ha insegnato Amazon. Il mercato sta cambiando. Dipende sempre meno dai grandi best seller e dalle novità editoriali. L’avere a disposizione su internet cataloghi sconfinati e motori di ricerca efficienti sta valorizzando i cataloghi dei diritti editoriali come mai prima: per questo anche senza i nuovi lanci il mercato online è cresciuto così tanto. Ma per funzionare i lettori che trovano un libro devono poterlo avere subito. E questo sta stressando l’efficienza dei magazzini, come quello di Stradella gestito da Emmelibri e Ceva (vedi articolo a fianco). E anche come un settore del tutto nuovo che si chiama “print on demand”. Il nome dice tutto: è come la stampa di pezzi in 3D per l’industria: vuol dire che ora stampare un libro perfino in un solo esemplare è possibile e, entro certi limiti, economicamente sostenibile. «Oggi distribuire libri – spiega Ottieri – è molto diverso. Prima le grandi librerie lavoravano su cataloghi da 80 mila titoli. Oggi l’e-commerce rende disponibili 350 mila titoli. I magazzini dei maggiori player (Amazon, LaFeltrinelli-Ibs-Libraccio) arrivano a oltre 100 mila titoli. La tecnologia rende disponibile tutta la coda lunga dei cataloghi. E dobbiamo saper sfruttare questa nuova domanda».
Per questo il mercato si è polarizzato attorno a due modelli. Quello tradizionale è incarnato da Mondadori, editore verticalmente integrato, dalla casa editrice alle librerie, forte della sua quota del 26,2% sul mercato editoriale: quasi un libro su tre venduto in Italia fa capo a Segrate. E questo si riflette in un’analoga quota del mercato distributivo del 30%. Dall’altro il gruppo Messaggerie, che ha separato l’attività editoriale di Gems da una parte, mentre ha affidato a Emmelibri la distribuzione e i servizi alla filiera. Emmelibri, che distribuisce 600 editori e ha una quota di mercato del 40% ha in particolare un rapporto più stretto con Feltrinelli, con cui è in due joint venture: una EmmeEffe che opera nei segmenti della distribuzione e servizi alle piccole librerie, e di quella alla Gdo; l’altra, Stereonline, gestisce i siti online di Ibs, Feltrinelli.it e Libraccio. Il restante 30% del mercato: il 10% è di un altro distributore indipendente Agenzia Libraria Italiana, che distribuisce 120 case editrici. Poi c’è Giunti, con un altro 10%, editore integrato come Mondadori e infine un ultimo 10% di soluzioni minori. Ma la sfida è qui: grandi numeri e velocità di consegna. Ed è una partita per chi ha risorse da investire.