"Prima tutte qui sapevamo ricamare a tombolo. Imparavano anche le signore, oggi invece la scuola è aperta solo per le bambine. Ma la tradizione è ancora viva, e ogni estate attiriamo allieve anche da oltre i confini del nostro piccolo paese". Il paese è Predoi e a parlare è Anna Kammerlander, una delle ultime maestre ricamatrici rimaste nel piccolo centro della Valle Aurina, famoso per l'arte che passa dalle mani ai fusi e poi al filo, creando delle piccole grandi opere d'arte. "Potremmo in teoria creare qualsiasi tipo di disegno. Il tombolo non ha limiti. Forse solo il tempo".
Filo candido intrecciato con una maestria senza pari. Un'arte che sembra arrivata qui da chissà dove, ma invece è stata appresa dall'altra parte delle Alpi. Tutto nacque attorno alla metà del XIX secolo, quando il principale sostentamento di Predoi, le miniere di rame, cominciarono a perdere vertiginosamente di importanza. Prima venivano qui per le miniere anche da altre nazioni, ma nel 1893 l'attività cessò del tutto e nel paese si dovette pensare a una nuova attività che potesse aiutare le famiglie.
Passarono pochi anni e quello che era un tentativo divenne un successo: "Soprattutto l'alta borghesia del Sud Tirolo divenne cliente appassionata di questo lavoro. Perfino alcuni uomini impararono a ricamare, e i pizzi venivano venduti nell'unico negozio di Predoi e poi durante l'anno direttamente portati presso le residenze nobiliari e le ville dei notabili delle valli".
Prima che arrivasse una crisi dovuta agli smottamenti politici dei primi decenni del secolo scorso - durante la Grande Guerra reperire i filati divenne molto difficile e la produzione si arrestò quasi del tutto - il ricamo al tombolo era diventato talmente parte del Dna della valle che nel 1894 venne fondata la Scuola di Pizzo al Tombolo da Rosa Kofler, una cittadina di Predoi. "I corsi ebbero successo e nel 1908 divennero molto assidui: fino al 1912 ogni anno se ne tenne uno di otto mesi altamente professionalizzante".
Dopo lo stop dovuto agli eventi bellici, si ritornò a produrre liberamente verso la fine degli anni '20, quando cominciarono ad arrivare filati pregiati da Milano, ma oramai l'offerta si era ridimensionata. "Da allora la scuola riapre solo d'estate, nel mese di luglio, quando si tiene un corso intensivo per le bambine e le ragazze che vogliono imparare. Fino a qualche anno fa in primavera tenevamo anche quello per donne più adulte".
"Per me è ancora una grandissima emozione mettere le mani sul tombolo e sapere che tramando una tradizione così antica e così importante per il luogo in cui vivo - racconta emozionata la Kammerlander - Ho imparato ancora prima di andare alle elementari, perché volevo imitare mia mamma, le mie nonne. Oggi ricamo ogni giorno almeno tre ore, anche se la richiesta non è più la stessa, né come quantità né come tipologia di prodotti. Fino a qualche decennio fa ricamavamo tantissimi corredi matrimoniali, oggi la moda è cambiata, non si usa più. Lavoriamo principalmente con il turismo e per adornare i costumi tipici delle nostre valli, tutti comprendono almeno un ricamo particolare, unico".
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