Predoi, il comune più alto d'Italia: "Noi che viviamo al di sopra del 47° parallelo"

Predoi, il comune più alto d'Italia: "Noi che viviamo al di sopra del 47° parallelo"
Prati, boschi, aria tersa: un autentico paradiso al confine con l'Austria. Il sindaco Alexander Steger: "Orgogliosi di essere il ponte fra due culture"
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Prati sempre verdi, boschi a perdita d’occhio, acqua fresca di sorgente, aria pulita. Una ragnatela di percorsi per il trekking d’estate, neve in quantità per ciaspolate e sci alpinismo nei mesi invernali. Predoi è la meta di una vacanza da sogno dove 530 persone hanno la fortuna di vivere tutto l’anno. Appartenente alla provincia autonoma di Bolzano, nel cuore del Tirolo, è l’unico borgo italiano che si estende al di sopra del 47° parallelo.

 

L’ultimo Comune prima dell’Austria. “Preferiamo dire il primo dopo l’Austria – scherza il sindaco, Robert Alexander Steger - ribaltando il punto di vista e seguendo quello del corso dell’Adige che, dalla cima del ghiacciaio, scende a valle. Battute a parte, siamo orgogliosi di essere il ponte su cui due culture così importanti, che si rispettano l’un l’altra, si incontrano. Il nostro territorio ne beneficia in più ambiti, dalle arti alla cucina”.

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Predoi si estende per ben 86,5 chilometri quadrati, quasi tutti (95%) occupati da malghe, boschi, pascoli e montagne sopra i tremila metri, tra cui Il Pizzo rosso e il Picco dei tre signori. Più del 70 per cento di queste aree incontaminate fanno parte del Parco naturale Vedrette di Ries – Valle Aurina, composto da porzioni di altri cinque paesi dell’Alto-Adige.

Con il parco naturale austriaco Alti Tauri, con cui confina, costituisce un unico comprensorio che forma la più grande area protetta d’Europa. Sopra le distese di abeti rossi, larici e pini cembri volano aquile reali, falchi pellegrini e gufi. Lungo le rive dei corsi d’acqua, tra sassi e tronchi, stazionano marmotte e scoiattoli. Passeggiando nel bosco si possono intravedere anche cervi, camosci e volpi. Uno scrigno di biodiversità in cui ci si può immergere a piedi, in mountain bike o una volta arrivati alla sommità di una parete da arrampicata.

 

Per non vagare a caso, circa 40mila persone, ogni anno, si documentano al Centro visite del parco. Ideato anche per i bambini, propone mostre sul cambiamento climatico, percorsi interattivi, filmati, esposizioni sulla natura e su come le popolazioni locali vivono la montagna. Oltre alle guide, che forniscono le informazioni utili per godersi panorami mozzafiato e giornate indimenticabili.

 

Anche se, il consiglio, è quello di iniziare la passeggiata dal centro storico o dalla frazione di Casere, dove si trova la chiesa di Santo Spirito, consacrata nel XV secolo dal cardinale Nicola Cusano, figura centrale del cristianesimo. “Non abbiamo molti alberghi – spiega il sindaco – ma il turismo è una delle fonti di guadagno principali. La scorsa estate è stata eccezionale, la migliore da anni. Lo abbiamo visto dal parcheggio che sta a fondo valle, strapieno da luglio a settembre”.

 

Al di là delle bellezze naturali, nei secoli Predoi è stata famosa per la sua miniera di rame, scavata fin dall’Età del bronzo. Anche se di metallo ancora dentro ce n’è, è stata chiusa nel 1971 ed è stata trasformata in un polo turistico grazie all’aiuto della provincia, che l’ha inserita nel Museo itinerante delle miniere. Al suo interno ci sono venti chilometri di gallerie e un trenino che, da Pasqua a novembre, permette di percorrerne alcuni tratti.

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Per respirare la storia, però, basta camminare intorno e osservare gli ingressi aperti in epoche diverse. Da una quindicina d’anni, all’interno della miniera, è inoltre presente un Centro climatico per curare chi soffre di asma. “Dopo la chiusura, il lavoro degli abitanti di Predoi si è spostato a valle – conclude Steger -. Molti scendono a Brunico, dove è fiorente l’industria dell’automotive”. Poi però, a sera, rientrano tutti in fretta per godersi il borgo dei sogni di migliaia di vacanzieri.