MONTERIGGIONI (SIENA) – Pietra e legno. La fierezza delle torri che bucano il cielo azzurro di inizio maggio e le botti di vino della piazza. È una terra fiorente, ma testimone nei secoli delle atrocità della guerra, quella dove sorge la fortezza di Monteriggioni, confine iconico tra la Val d’Elsa e il Chianti. Il “castello”, come lo chiamano i suoi 40 abitanti, fu costruito all’inizio del Duecento dalla Repubblica di Siena come baluardo difensivo lungo la via Francigena, con l’unico scopo di arginare le avanzate dell’acerrima nemica Firenze.
La pandemia ha svuotato le vie sempre piene di visitatori (115mila l’anno di media in era pre Covid), ma quelle tre turiste giapponesi che alle dieci del mattino sostano incerte tra l’enoteca e la pasticceria vengono osservate con gli occhi speranzosi di chi auspica che il nemico, questa volta privo di armature e lance ma non meno pericoloso, possa presto battere in ritirata. Poco dopo due motociclisti, tute in pelle e inconfondibile accento romagnolo, varcano Porta Franca per un caffè e una breve passeggiata, prima di risalire in sella. Piccoli segnali di ripartenza, come i quattro corrieri che nel giro di mezz’ora riforniscono i bar e i ristoranti della piazza.
Monteriggioni, in volo con il drone sulla cinta muraria del borgo medievale
Il castello di Monteriggioni ha conservato nei secoli la sua pianta originaria. Case basse in pietra distribuite lungo due strade principali. Tutto intorno gli orti, a fare da spartiacque con le mura. Una terra di mezzo come ulteriore difesa per i soldati. Piazza Roma, il cuore del borgo, il 12 giugno cambierà nome in piazza Dante Alighieri per celebrare i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta. Un omaggio dovuto per la terzina del XXXI° Canto dell’Inferno in cui Dante, poi corretto da Virgilio, scambia i Giganti del pozzo delle Malebolge per le torri di Monteriggioni. Però che, come su la cerchia tonda / Monteriggion di torri si corona / così la proda che ‘l pozzo circonda.
Proprio quelle 14 torri, che possono essere ammirate da vicino grazie ai camminamenti aperti al pubblico, dominano distese pettinate di viti e olivi. In paese si racconta di alcune foto di inizio Novecento in cui si vedevano i bastioni che, per l’incuria, erano arrivati a pareggiare l’altezza delle case. Sul momento della loro ricostruzione, gli esperti si dividono. “C’è chi sostiene che siano state riportate all’antico splendore in occasione di un anniversario dantesco – spiega Marco Valenti, assessore alla Cultura di Monteriggioni e professore di Archeologia medievale all’Università di Siena –. L’ipotesi più accreditata, però, è che il loro restauro sia opera del regime fascista. Un intervento legato al viaggio di Hitler in Italia e simile ad altri fatti in altre località da dove è passato il corteo”.
Monteriggioni, le immagini del borgo
Situato all’estremità settentrionale del proprio territorio comunale, Monteriggioni occupa la sommità di una dolce collina dalle pendici coltivate a vigne e olivi. Il castello venne fondato nel secondo decennio del Duecento dalla Repubblica di Siena, con il principale scopo di creare un avamposto difensivo contro la rivale Firenze.
Il borgo è una lezione di storia medievale all’aria aperta. Tutto è legato alle battaglie che hanno avuto come teatro questo territorio. Ne è un esempio il percorso formativo “Monteriggioni in arme”, il cui ingresso si trova di fronte alla sartoria etnica gestita dalla parrocchia. Decine di scolaresche hanno appreso del tradimento di Bernardino Zeti, il condottiero che nel 1554 cedette senza combattere la fortezza ai Medici, divertendosi a indossare le riproduzioni delle armature dei soldati.
Monteriggioni è un set da film (ci hanno girato i più grandi, da Bertolucci a Zeffirelli, da Monicelli a Ridley Scott) che attrae visitatori da tutto il mondo. “La scorsa estate è stata la migliore di sempre – spiega il sindaco, Andrea Frosini –. Rispettando tutte le norme di sicurezza, siamo tra i Comuni toscani che hanno organizzato più eventi”. Oltre quaranta iniziative nate anche grazie all’aiuto di Fondazione Toscana e degli “Amici del Castello”, associazione culturale del paese. “Lo spirito della comunità, che si dedica alla promozione del proprio paese – prosegue il sindaco – è una fonte di energia che alimenta ogni giorno il nostro impegno”.
Certo durante il lockdown, con i voli dall’estero sospesi, non è stato un bel periodo per l’economia locale. “Se il mondo non poteva venire a vedere Monteriggioni, abbiamo cercato noi di portare il castello in giro per i continenti. Mostrando le nostre bellezze attraverso un canale YouTube molto seguito – prosegue Frosini – e illuminando le mura della fortezza per far arrivare le immagini ovunque. Rosse per Natale, tricolore per celebrare il 25 Aprile, blu per la Festa dell’Europa, il 9 maggio”.
Monteriggioni, le illuminazioni della cinta muraria
Luci con il tricolore italiano o con il blu e l'oro della bandiera europea: più volte le mura di Moteriggioni si sono illuminate per celebrare una data, una ricorrenza o un avvenimento.
Come le tecniche di difesa sono cambiate nel corso dei secoli per rendere sempre più sicuro il castello, così quelle per portare oggi i visitatori al suo interno sono in evoluzione. “Punteremo sempre più sul turismo di qualità, stanziale. Venire a Monteriggioni d’estate è un piacere. Stiamo lavorando – prosegue Frosini – per attrarre turisti da ottobre ad aprile, almeno nei fine settimana. La chiave è presentare pacchetti che comprendano tutte le eccellenze della nostra zona”.
L’enogastronomia, prima di tutto: nella frazione di Abbadia a Isola è in allestimento un centro di degustazione dei prodotti delle aziende locali. Chianti classico, salumi, olio. Poi la cultura: convegni, workshop, settimane a tema, collaborazioni prestigiose come quella con il Conservatorio di Parigi. Senza dimenticare l’importanza della via Francigena: un ostello a gestione comunale mette a disposizione dei pellegrini sessanta posti a prezzi modici.
Monteriggioni non è solo una fortezza. I suoi diecimila abitanti vivono nelle frazioni tutte raggiungibili in cinque minuti di macchina. Castellina Scalo è la più popolata. Strove, Quercegrossa e Badesse offrono paesaggi affascinanti. Girando capita di imbattersi in gioielli isolati come l’abbazia di Abbadia a Isola, dove si entra accaldati per trovare refrigerio e si esce con i brividi per l’incanto generato inaspettatamente da una chiesa di campagna. Monumentale nella sua semplicità.
Come una calamita, però, le mura del castello spingono a risalire il Monte Ala per ammirare ancora la loro fiera imponenza. La bandiera della Repubblica di Siena sventola gagliarda. Come fiero è uno dei quattro ristoratori della piazza, appena tornato dalla ditta dove stanno realizzando il dehors a forma di fortezza che accoglierà i suoi clienti all’aperto. “Li porto sulle mura anche mentre mangiano, per la serata d’inaugurazione ho già il pienone”. Anche lui si è adattato alle restrizioni imposte dalla pandemia per ripartire. Combattivo, non cede il passo. Come Monteriggioni, nata per la guerra, non si arrende.