Arquà Petrarca e quel nettare Docg dei Colli Euganei

Arquà Petrarca e quel nettare Docg dei Colli Euganei
Il Moscato Fiori d'Arancio è un vino decisamente unico nel suo genere, capace di dipingere con elegante complessità la natura del territorio da cui nasce
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Arquà Petrarca. Un nome e una musicalità che si abbinano alla scarsa conoscenza che gli italiani hanno di questa piccola località dolcemente appoggiata sui Colli Euganei; quelle alture nella provincia di Padova con lunga storia alle spalle, primo Parco regionale del Veneto nel 1989, casa di artisti e letterati, panorama ambientale di pregio, amato da escursionisti e non solo. Una delle tante aree di Italia lontane dai percorsi battuti dal turismo di massa, eppure ricche di bellezza. La stessa bellezza che ha chiamato qui Francesco Petrarca, che ad Arquà ha passato gli ultimi anni della sua vita, la stessa bellezza che ha convinto Ugo Foscolo ad ambientare qui alcune pagine delle Ultime lettere a Jacopo Ortis. La stessa bellezza che serpeggia tra le vigne, priva dell'inchiostro che verga parole poetiche, ma vive della stessa vita delle uve, che quella poesia la concentrano nel bicchiere. Una bellezza vitivinicola che ha un nome: Colli Euganei Doc, la denominazione che racconta e protegge i vini nati in questo enclave. 

Culla di territorio che in origine era sommersa dal mare e circa 43 milioni di anni fa, eruzione vulcanica dopo eruzione vulcanica, sono emersi dalla storia geologica per diventare qualcosa di concreto. Che torna a crescere nella la seconda fase di evoluzione, datata 35 milioni di anni fa, che conferisce al comprensorio euganeo la sua forma attuale: ripartono le eruzioni e quando queste si raffreddano nascono rocce particolari, multiformi, che regalano alla zona quella forma suggestiva - in alternanza tra declivi morbidi e rocce molto aspre - che li contraddistingue e che ancora oggi ammiriamo. Qui, spentisi i vulcani oramai da molto tempo, il clima è mite e gentile, padre di una flora ricca ed estremamente biodiversa, e vario lui stesso. Ed è proprio grazie a queste importanti variazioni che nascono vini unici, ricchi di vita e con le radici affondate nella roccia.

A vigilare su Doc e Docg, il Consorzio di tutela omonimo nato nel 1972, a Padova, il 3 febbraio. Una storia oramai lunga che si articolare in molte etichette, classiche e meno classiche. Tra i veterani di queste denominazioni, il Moscato, figlio delle pendici più fresche dei Collei Euganei. Una vino appassionato, una tipologia che viene associata più ad altre località geografiche, come Asti o Pantelleria, piuttosto che a questa piccola e serena zona tra i colli veneti, dove in realtà questo vitigno è attestato già dal 1879. E se è vero che è passato da allora più di un secolo, è altrettanto vero che i viticoltori hanno continuato a lavorare sulla qualità dei loro prodotti. Nel 1969 hanno ottenuto il riconoscimento della “DOC Colli Euganei” (D.P.R. 13 Agosto 1969) e da lì hanno continuato a lavorare e insistere sul miglioramento e sulla caratterizzazione qualitativa di una tipologia di Moscato giallo, il “Fior d’Arancio”, ha portato al riconoscimento della DOCG Colli Euganei Fior d’Arancio.  Un unicum, oltre che una bella storia del vino. 

Questo particolare Moscato nelle sue tre versioni (Spumante, fermo e passito), deve essere prodotto dalle uve della varietà Moscato giallo per almeno il 95%; possono concorrere, fino a un massimo del 5%, le uve di altri vitigni di varietà aromatiche, di colore analogo, presenti nei vigneti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella provincia di Padova”. Nel suo volto passito, il più prezioso, troviamo un vero nettare. Perfetto bilanciamento tra parti dure e parti morbide del vino e forte complessità per un vino che si può definire “di nicchia” per la quantità, per il duro lavoro che richiede. La raccolta dei grappoli viene fatta a mano e l’uva riposa in cassetta finchè non avrà perso la giusta quantità di acqua, in modo che gli aromi possano concentrarsi. Il trucco è tutto nella scelta del momento perfetto per la vendemmia. Al naso è caratterizzato da sentori ampi ed eterei, svela un carattere estroso ed eclettico. Si lascia accompagnare con accondiscendenza da biscotteria e pasticceria di carattere, ma svela le sue vere ambizioni con erborinati delicati e ostriche. Per nulla modesto, nelle versioni più complesse si concede come intrigante compagno di meditazione.