Non c'è l'allegria delle maschere di Venezia, o almeno non soltanto quella. In un vortice di travestimenti, suoni e colori vengono gettati vita e morte, dolore e recriminazioni, il ciclo delle stagioni, la satira e i canti propiziatori. Sono gli ingredienti che da secoli danno vita alle diverse feste di Carnevale dei borghi della Sardegna, celebrazioni studiate da storici e antropologi per la ricchezza di riferimenti antichi.
Bosa, le immagini del borgo sardo
Nella costa occidentale della Sardegna, in provincia di Oristano, sorge uno dei borghi più pittoreschi d’Italia, dominato da un castello medioevale, con le sue case multicolori lungo la foce del fiume Temo che la divide in due con forme sinuose.
Uno dei più affascinanti è il Carnevale di Bosa (il "Karrasegare"), in provincia di Oristano. Il giorno più importante è il Martedì Grasso, con la questua effettuata casa per casa che inizia all'alba e termina all'imbrunire. I questuanti indossano una giacca al rovescio, si tingono il viso di nero con la fuliggine e si segnano la fronte con una croce rossa. Ciascun membro porta con sé uno spiedo e una bisaccia. Per ogni visita si esibiscono in canti satirici improvvisati, legati alla tradizione sarda. Come compenso ricevono carne, salsicce, formaggio, frutta e dolci che vengono infilzati negli spiedi o riposti nelle bisacce.
Bosa, le bellezze del borgo sardo: città dei colori lungo la foce del fiume Temo
Due sono le maschere protagoniste di questo giorno: quella della donna che intona il lamento funebre ("Attittidu") per la morte di "Giolzi". E Giolzi, appunto, realizzata con un lenzuolo per mantello e con una federa per cappuccio: la personificazione del Carnevale che sta per finire. La mattina del Martedì Grasso gruppi di maschere raffiguranti donne in lutto cantano lamenti funebri di argomento satirico e con chiare allusioni sessuali. Di fatto, il canovaccio del lamento funebre è costruito su una parodia che rimanda a una richiesta di latte rivolta alle donne non mascherate. La richiesta di latte, vino o altro permette di allacciare rapporti metaforici giocati su ambivalenze e allusioni sessuali.
Bosa, ecco come i grifoni rendono più sostenibile il territorio