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Pietramontecorvino, il borgo pugliese rinato dalle sue ceneri

Tra i Monti Dauni, è stato ricostruito con il tufo che aveva dato vita all'insediamento originario. Una perla da riscoprire
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Proprio come l'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, Pietramontecorvino è un borgo rinato dal tufo che aveva dato vita all'insediamento originario. Prima ferito dall'uomo, poi distrutto completamente da un terremoto. Oggi, grazie alla volontà della comunità locale e delle amministrazioni che si sono succedute, è un paese vivo che ha restituito lustro ai tesori artistici e agli edifici che hanno resistito al tempo e agli assalti degli invasori.

Intorno all'anno Mille, Montecorvino era una piccola sede vescovile di origine bizantina posizionata nell'attuale provincia di Foggia, lungo un fianco dell'Appennino Dauno. Splendente in epoca normanna, con l'arrivo di Ruggero II d'Altavilla venne messa a ferro e a fuoco e i pastori della zona si rifugiarono nelle grotte naturali della vicina Pietra. In questi anni una parte della cittadinanza costruì il primo insediamento e il castello, un'altra provò a recuperare ciò che restava di Montecorvino. Un tentativo vano, perché durante la furiosa guerra di metà Quattrocento tra angioini e aragonesi, venne di nuovo affossata. Il colpo mortale lo assestò il terremoto del 1456.

 

 

Nel corso dei secoli le poche persone rimaste finirono per popolare l'area di Pietra, anche se per un primo recupero vero e proprio della zona bisognerà aspettare la seconda metà dell'Ottocento. Oggi Pietramontecorvino è un borgo rinato, ma che porta i segni della sofferenza subita. Nel centro storico, chiamato "Terravecchia", le abitazioni scavate nel tufo si arrampicano lungo la parete della montagna, creando un reticolo di vicoli che si fonde con il paesaggio circostante. Camminando per il paese si incontrano grotte divenute cantine, piccoli archi di comunicazione tra le case, orti e piazzette.

 

 

Nel Medioevo le abitazioni erano protette da mura che non esistono più. Al borgo si poteva accedere da tre porte: Port'Alta, con il suo arco gotico a sesto acuto, è l'unica che si è conservata. Da qui inizia una scalinata che conduce al loggiato settecentesco della chiesa Madre. Ai piedi della pendenza si trova la chiesa di San Biagio con il suo prezioso arco, dove è affissa una lapide scritta in caratteri gotici. Si tratta del testo più antico di Pietramontecorvino, risalente al 1375.

 

 

Del palazzo Ducale, l'edificio più imponente del borgo, non si conosce la data esatta di costruzione. Risale certamente all'epoca angioina, per la presenza sul soffitto dello stemma della casata. La torre normanna che svetta sulla dorsale appenninica daura è alta trenta metri. Un altro gioiello del borgo è la chiesa Madre, la più antica di Pietramontecorvino: anche se nel Settecento è stata ristrutturata, subendo dei cambiamenti strutturali significativi, ha conservato il presbiterio originario dei primi insediamenti.

 

 

Da Pietramontecorvino passano anche gli amanti della natura, del trekking e della mountain bike. Uscendo dal borgo merita una visita il soffitto a cassettoni della chiesa del Rosario, risalente alla seconda metà del Cinquecento. Per rilassarsi un po', invece, il luogo ideale è il bosco di Sant'Onofrio, popolato dai faggi che si specchiano nelle sorgenti d'acqua.

Di Montecorvino restano i ruderi della torre normanna, la "torre del diavolo". Una testimone della storia che il destino ha più volte ferito. Ma che, dalla propria posizione, può sorvegliare la valle e osservare la rinascita della vicina Pietra. Che, come fosse un omaggio all'anziano del paese, ha ereditato il suo nome affinché nessuno lo dimentichi.