La bellezza delle stampe giapponesi ha suscitato l’interesse di molti artisti: basti pensare a Van Gogh che amava dipingere le incisioni dei maggiori maestri sullo sfondo di molte sue pitture, come il celebre autoritratto con l’orecchio tagliato. L’Oriente che giungeva in Occidente per mezzo degli scambi commerciali avrebbe trovato così molti estimatori, ammaliati dalla grazia, dalla veridicità e dalla poesia delle immagini intagliate su legno e stampate su sottili fogli di carta di riso. Così la mostra “Il ciliegio e la spada”, allestita alla libreria Novecento da Domitilla Alessi – in una sorta di caccia al tesoro, con le incisioni suddivise tra libri, vetrine, mura- è un’occasione da non perdere per vedere una delle poche esposizioni al momento fruibili ( proprio perché ospitata da una libreria), che propone una trentina di incisioni provenienti da una collezione privata.
Quest’arte giapponese, che ha un suo nome proprio, ovvero “ Ukiyo- e”, dove la prima parola è tradotta “ mondo fluttuante” e la “e” significa immagine, con la conseguente definizione di una rappresentazione relativa ad un mondo onirico, sospeso e seducente, vede qui la presenza di alcuni dei maestri giapponesi più significativi. Erano tre le Scuole di riferimento: quella di Hokusai, che privilegiava la dimensione animata di ogni soggetto sia in natura che nelle rappresentazioni umane, quella di Hiroshige, dedicata alla raffigurazione della bellezza femminile, e infine quella di Utamaro, che a causa delle sue stampe erotiche passò molta della sua vita in prigione.
Qui in mostra sono presenti opere di tutte e tre le scuole, con sofisticate immagini dedicate alla raffigurazione del contesto teatrale con artisti all’opera, al paesaggio con le figure umane, ai samurai in combattimento, alle stampe erotiche. Tra ciliegi in fiore, geishe con liuto, trionfi di fiori, pagode e templi, bellezze allo specchio, scorrono i repertori iconografici giapponesi che permangono vivi ancor oggi, e la cui eco è rintracciabile anche nei manga amati dai più giovani.
Si segnalano in particolare due opere di Utamaro, maestro delle immagini erotiche, di cui sono presenti ritratti di due coppie di amanti, avvinghiati in abbracci voluttuosi, persi tra le pieghe dei kimono.
Quest’arte giapponese, che ha un suo nome proprio, ovvero “ Ukiyo- e”, dove la prima parola è tradotta “ mondo fluttuante” e la “e” significa immagine, con la conseguente definizione di una rappresentazione relativa ad un mondo onirico, sospeso e seducente, vede qui la presenza di alcuni dei maestri giapponesi più significativi. Erano tre le Scuole di riferimento: quella di Hokusai, che privilegiava la dimensione animata di ogni soggetto sia in natura che nelle rappresentazioni umane, quella di Hiroshige, dedicata alla raffigurazione della bellezza femminile, e infine quella di Utamaro, che a causa delle sue stampe erotiche passò molta della sua vita in prigione.
Qui in mostra sono presenti opere di tutte e tre le scuole, con sofisticate immagini dedicate alla raffigurazione del contesto teatrale con artisti all’opera, al paesaggio con le figure umane, ai samurai in combattimento, alle stampe erotiche. Tra ciliegi in fiore, geishe con liuto, trionfi di fiori, pagode e templi, bellezze allo specchio, scorrono i repertori iconografici giapponesi che permangono vivi ancor oggi, e la cui eco è rintracciabile anche nei manga amati dai più giovani.
Si segnalano in particolare due opere di Utamaro, maestro delle immagini erotiche, di cui sono presenti ritratti di due coppie di amanti, avvinghiati in abbracci voluttuosi, persi tra le pieghe dei kimono.