Milano, Yuval Avital: viaggio mistico nel creato

Sono 129 i lavori in mostra sui tre piani della galleria Building per la mostra Etere visibile per ora solo online su artland.com
2 minuti di lettura

 Dal centro della Terra, dove si sentono le vibrazioni del cuore dell’Etna, su su per quattro livelli e altrettanti microcosmi che esplorano l’inconscio, fino alla Fonte del trascendente. È un percorso di ascensione Etere, la prima mostra personale di Yuval Avital nella sua Milano. Esperienziale, e anche fisico, perché per scoprire tutte le tappe bisogna salire le scale ed esplorare ( quando la pandemia lo permetterà, per ora si può farlo virtualmente in 3D da oggi su artland. com) tutti e quattro i piani del bel palazzotto liberty della galleria Building di via Monte di Pietà. Lì, il vulcanico Avital ha disseminato più di cento opere — 129 per la precisione — varie per tecnica, dimensione, impatto. Del resto, l’eclettismo è la cifra di questo artista inquieto, nato a Gerusalemme nel 1977 e da molti anni milanese d’adozione.

 

Musicista e compositore, quasi dieci anni fa ci aveva stupiti con Garon, " evento sonoro di massa" per 45 tube che abitavano la scultura di Anish Kapoor Dirty Corner alla Fabbrica del Vapore, dove per Expo aveva piazzato una foresta di altoparlanti di pietra e argilla per l’installazione Alma Mater. L’ultima volta a Milano, quattro anni fa, aveva trasformato il Cimitero Monumentale in palcoscenico per un Requiem Monumentale itinerante, poi aveva preso il volo verso rassegne internazionali, da Manifesta a Marsiglia alla Biennale Ostrale di Dresda. Per il ritorno a casa, Avital mette in mostra tutte, o quasi, le direzioni della sua ricerca multiforme. Dipinti, fotografie, video, sculture, spesso in dialogo con una componente sonora imprescindibile per lui, nato musicista: "opere icono-sonore" le chiama, aspirando a una totalità wagneriana. Le prime le incontriamo accanto all’entrata.

 

Un cubo di acciaio scuro, quasi monolito kubrickiano, vibra del canto di infrasuoni dell’Etna: reali, forniti dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Accanto, tre grandi tableaux vivants, fotografie in movimento dove corpi nudi di donna sono Foreign Bodies, corpi estranei immersi in una natura rocciosa e ostile. Un mammuth di tubi idraulici sussurra gemiti arcani ( Singing Tube n° 1) mentre buffe figurine naif ad acquerello sono immerse in mosaici di colori: sono i Rorschach’s Angels, nati da macchie come il celebre test psicologico. Dal cuore del mondo si sale al primo piano, quello della foresta, ossia dell’oscurità e del subconscio, dove maschere sonore totemiche e allegorie disegnate a china introducono all’esplosione di colori della sala centrale. Più di 60 opere ci guardano dalle pareti, dipinti coloratissimi dai tratti espressionisti e naif, che ricordano l’Art brut o Basquiat. Salendo ancora, si arriva al piano della luce, popolato dei delicati uccelli ad acquerello della serie Birds realizzati durante il primo lockdown e di fotografie dall’effetto impressionista, i Light Recordings.

 

Infine, ancora più in alto, si raggiunge la fonte, ossia il trascendente, con magmatiche opere video- sonore nel buio. « Il viaggio di Etere — spiega l’artista — prende spunto da una fiaba di inizio ‘ 800 del rabbino Nachman di Breslov in cui il mondo possiede un Cuore che brama la Fonte d’acqua lontana. Sono le due estremità del creato che reggono tutto ciò che esiste in un desiderio ardente. Un sentimento d’assenza e di incompletezza che è la natura dell’uomo, ciò che lo spinge alla ricerca » . La mostra, curata da Annette Hofmann, proseguirà fino al 26 giugno.